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	<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 21:38:00 +0000</pubDate>
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		<title>Veterinari fotografi</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 23:34:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Sono più di 3000 gli scatti condivisi on line dai veterinari appassionati di fotografia. Il sito è Flickr.com ed è un sito di condivisione via web di immagini fotografiche. Il gruppo dei veterinari è nato pochi mesi fa per iniziativa del suo amministratore on line, Emanuele Minetti ed è già molto numeroso. In poco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 2px; float: left;" mce_style="margin: 2px; float: left;" src="http://farm3.static.flickr.com/2222/2508657527_cca6e8b0d5.jpg?v=1211312617" mce_src="http://farm3.static.flickr.com/2222/2508657527_cca6e8b0d5.jpg?v=1211312617" alt="" height="234" width="176"> Sono più di 3000 gli scatti condivisi on line dai veterinari appassionati di fotografia. Il sito è <a href="http://www.flickr.com/groups/veterinarifotografi/" mce_href="http://www.flickr.com/groups/veterinarifotografi/">Flickr.com </a>ed è un sito di condivisione via web di immagini fotografiche. Il gruppo dei veterinari è nato pochi mesi fa per iniziativa del suo amministratore on line, Emanuele Minetti ed è già molto numeroso. In poco tempo, molti Colleghi si sono scoperti talentuosi fotografi e adesso hanno deciso di far apprezzare le loro immagini al <a href="http://cms.scivac.it/SiteTailorCommon/showBinary.aspx?id=3548" mce_href="http://cms.scivac.it/SiteTailorCommon/showBinary.aspx?id=3548">59° Congresso Nazionale SCIVAC</a>. Un&#8217;area della sede congressuale è stata riservata alla visione a video delle immagini presenti su flickr.</p>
<p>Tutti i veterinari che lo desiderano possono gratuitamente caricare e condividere su flickr.com le proprio foto, a soggetto professionale o extra professionale. La registrazione è semplice e gratuita.</p>
<p>Una foto, quella del Collega Stefano Cenerini, è stata scelta fra le tante presenti su flickr.com per la copertina di maggio di <a href="http://www.fnovi.it/docs/30giorni/08/05-30giorni-mag08.pdf" mce_href="http://www.fnovi.it/docs/30giorni/08/05-30giorni-mag08.pdf">30giorni,</a> il nuovo mensile di FNOVI ed ENPAV. Un collegamento permanente con le pagine dei veterinari fotografi è stato inserito fra le condivisioni proposte da @nmvi Oggi, insieme alla <a href="http://www.anmvi.it/servizi/liste/index.html" mce_href="http://www.anmvi.it/servizi/liste/index.html">vetlink-list</a>, la maggiore lista di discussione veterinaria nazionale</p>
<p style="text-align: right;" mce_style="text-align: right;"><i>A.N.M.V.I.</i></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://farm3.static.flickr.com/2019/2526580314_29562678d0.jpg?v=0" mce_src="http://farm3.static.flickr.com/2019/2526580314_29562678d0.jpg?v=0" alt="" height="375" width="500"></p>
<p style="text-align: center;" mce_style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://farm3.static.flickr.com/2410/2521375481_db1e51749a.jpg?v=0" mce_src="http://farm3.static.flickr.com/2410/2521375481_db1e51749a.jpg?v=0" alt="" height="375" width="500"></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/veterup/~4/451203606" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Un crostaceo rarissimo nelle Gole del Sagittario</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 20:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Altro]]></category>

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Le oasi delle Gole del Sagittario custodiscono una rarissima specie di crostaceo chiamata Pseudectinosoma reductum, un elemento relitto antico (paleorelitto) di origine marina. La scoperta del crostaceo, considerato un vero e proprio &#8220;fossile vivente&#8221;, è stata fatta grazie allo studio innovativo sulla qualità del sistema sorgivo delle sorgenti di Cavuto nell&#8217;oasi Wwf delle Gole del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="didascalia" style="border-bottom: medium none;" mce_style="border-bottom: medium none;"></div>
<p>Le oasi delle Gole del Sagittario custodiscono una rarissima specie di crostaceo chiamata Pseudectinosoma reductum, un elemento relitto antico (paleorelitto) di origine marina. La scoperta del crostaceo, considerato un vero e proprio &#8220;fossile vivente&#8221;, è stata fatta grazie allo studio innovativo sulla qualità del sistema sorgivo delle sorgenti di Cavuto nell&#8217;oasi Wwf delle Gole del Sagittario ad Anversa degli Abruzzi, realizzato dall&#8217;Università dell&#8217;Aquila e dal Wwf.</p>
<p>La ricerca ha accertato che le sorgenti di Cavuto sono una delle tre più importanti in termini di conservazione della biodiversità e di importanza biogeografica tra le oltre 50 sorgenti campionate nell&#8217;Appennino. Sono state infatti trovate specie di crostacei copepodi rarissime come Parastenocaris italica e Diacyclopos paolae, endemiche delle aree appenniniche.<br />
<img class="aligncenter" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_ilcentro/2008/10/31/1225465457181_2elaphoidella.jpg" mce_src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_ilcentro/2008/10/31/1225465457181_2elaphoidella.jpg" alt="" height="340" width="500"><br />
Alla luce di queste scoperte è stato firmato un nuovo accordo con il Comune di Popoli per monitorare le sorgenti del fiume Pescara. &#8220;Il nostro studio - ha spiegato Diana Galassi, docente dell&#8217;Università - sta dando informazioni utilissime per capire quale debba essere il cosiddetto Minimo Deflusso Vitale.</p>
<p>Ora - ha proseguito- abbiamo perfezionato l&#8217;accordo con il Comune di Popoli per estendere questo tipo di approccio per lo studio delle sorgenti del Pescara all&#8217;interno dell&#8217;omonima oasi del Wwf, sorgenti che hanno una portata di oltre 5000 litri al secondo. Infatti sono collegate a più circolazioni carsiche profonde in cui vengono recapitate le acque da un territorio immenso vasto decine di migliaia di ettari.</p>
<p>Da qui si capisce a quali rischi siano sottoposti questi siti importanti&#8221;. &#8220;Popoli si vuole caratterizzare - ha detto il sindaco Emidio Castricone - come città dell&#8217;acqua per il numero e l&#8217;importanza delle sorgenti presenti sul suo territorio. Siamo chiamati a gestire una risorsa strategica come l&#8217;acqua e per questo dobbiamo attrezzarci dal punto di vista scientifico.</p>
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<div id="adMiddle" style="display: none;" mce_style="display: none;"><mce:script type="text/javascript"><!--<br />
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OAS_RICH('Middle');<br />
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<p>Per questo abbiamo deciso insieme al Wwf di avviare questo partnerariato con l&#8217;Universitá dell&#8217;Aquila per monitorare le sorgenti più famose d&#8217;Abruzzo. In questo modo - ha concluso - daremo il nostro piccolo contributo per sostenere concretamente la ricerca italiana per raggiungere obiettivi comuni, quelli della conservazione di habitat rari e localizzati sul territorio&#8221;.</p>
<p>&#8220;I risultati - ha commentato Mario Giannantonio, assessore del Comune di Anversa degli Abruzzi - confermano l&#8217;importanza europea dell&#8217;area delle Gole del Sagittario in ambito naturalistico. E&#8217; un onore per la piccola comunità di Anversa che in questi anni, attraverso la collaborazione con il Wwf, ha stretto collaborazioni con i migliori istituti di ricerca per avere gli strumenti tecnici adeguati per gestire questo patrimonio correttamente&#8221;.</p>
<div class="data" style="text-align: right;" mce_style="text-align: right;">(31 ottobre 2008) fonte | <a href="http://ilcentro.repubblica.it/dettaglio/Un-crostaceo-rarissimo-nelle-Gole-del-Sagittario/1537752?edizione=EdRegionale#commenta" mce_href="http://ilcentro.repubblica.it/dettaglio/Un-crostaceo-rarissimo-nelle-Gole-del-Sagittario/1537752?edizione=EdRegionale#commenta" target="_blank">il centro</a></div>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/veterup/~4/443741157" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Critica a: “Una mucca salverà il mondo” di Claudio Costa</title>
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		<comments>http://www.veterup.com/2008/11/critica-a-una-mucca-salvera-il-mondo-di-claudio-costa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 23:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Allevamento]]></category>

		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Salute pubblica]]></category>

		<category><![CDATA[bovini]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;articolo tratto da “L’Espresso” del 10/ 07/2008 s’intitola:
&#8220;Una mucca salverà la terra&#8221; Di J. Rifkin che potete leggere all’indirizzo in nota (1)
sottotitolo:
&#8220;La produzione di carne è responsabile delle carestie e del cambiamento climatico.&#8221;
L’affermazione che la produzione di carne è responsabile dei cambiamenti climatici non ha alcun fondamento scientifico e danneggia la zootecnia. In questa critica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" mce_style="text-align: left;"><img class="aligncenter" src="http://www.superedo.it/sfondi/sfondi/Animali/Mucche/mucche010.jpg" mce_src="http://www.superedo.it/sfondi/sfondi/Animali/Mucche/mucche010.jpg" alt="" height="338" width="443"></p>
<p style="text-align: left;" mce_style="text-align: left;">L&#8217;articolo tratto da “L’Espresso” del 10/ 07/2008 s’intitola:<br />
&#8220;<b>Una mucca salverà la terra</b>&#8221; Di J. Rifkin che potete leggere all’indirizzo in nota (1)<br />
sottotitolo:</p>
<p><i>&#8220;La produzione di carne è responsabile delle carestie e del cambiamento climatico.&#8221;</i></p>
<p>L’affermazione che la produzione di carne è responsabile dei cambiamenti climatici non ha alcun fondamento scientifico e danneggia la zootecnia. In questa critica si analizzerà il perché, le parti in corsivo, tra virgolette, sono le citazioni dall’articolo.</p>
<p>Innanzitutto la biografia<br />
J. RIFKIN: Economista, pacifista, ambientalista e vegetariano, ha operato come consigliere personale sulle questioni energetiche di Romano Prodi all&#8217;epoca dell&#8217;incarico di Presidente della Commissione Europea di quest&#8217;ultimo. È stato consulente per il Ministero dell&#8217;Ambiente della Repubblica Italiana.<br />
Ha scritto tra gli altri volumi: Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne (Mondadori, 2001) ed è stato ospite di “Che tempo che fa” di F. Fazio .(2)</p>
<p>Non c&#8217;è da stupirsi del terrorismo alimentare immotivato (senza che il ministero intervenga) ad es. su BSE e aviaria, o di certe leggi che umiliano la zootecnia se i consulenti sono questi! L&#8217;ultimo esempio è la normativa nitrati.</p>
<p>Cito:</p>
<p><i>“L&#8217;impressionante aumento dei prezzi energetici dello scorso anno ha determinato un aumento altrettanto impressionante dei prezzi dei generi alimentari in tutto il mondo. La crisi è stata esacerbata dalle ripercussioni &#8216;in tempo reale&#8217; che il cambiamento del clima sta avendo sull&#8217;agricoltura, in primis siccità, alluvioni e altri cataclismi climatici che hanno pesantemente inciso sulla produzione degli alimenti di base in molte aree del mondo.&#8221;</i></p>
<p>L’aumento dei costi energetici ha determinato un incremento dei costi di tutti i prodotti del mondo, in qualsiasi settore, ma i cereali sono cresciuti di più perché ad es. per il mays: il raccolto da record previsto per la stagione 2007/2008 a livello mondiale (767 milioni di tonnellate secondo le stime dell’International Grains Council di novembre) soddisfa appena una domanda mondiale pari a 762 milioni di tonnellate. La crescita principale per i consumi del mais a livello globale è fortemente legata alla produzione di etanolo (+25% corrispondente a circa 173 milioni di tonnellate), ma non bisogna dimenticare che l’utilizzo principale a livello mondiale riguarda l’alimentazione del bestiame (475 milioni di tonnellate), una domanda che potrà solo crescere in risposta all’aumento dei consumi di carne nei paesi emergenti.(3)<br />
L’aumento della domanda è correlato sia alla crescita demografica e zootecnica, sia all’uso di biocarburanti, infatti, in primavera le aziende produttrici di etanolo, rastrellando i future del mays ancora da seminare, ne determinarono un’impennata dei prezzi.<br />
Il rialzo non è correlato ai cambiamenti climatici e la crisi energetica non giustifica l’aumento così marcato dei prezzi dei cereali.</p>
<p><i>“L&#8217;umanità non sopravviverà se i più ricchi del pianeta non attueranno una drastica inversione di rotta nella loro alimentazione. Questa è la realtà.”</i></p>
<p><img src="http://www.veterup.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" mce_src="http://www.veterup.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" class="mceWPmore mceItemNoResize" title="Continua..."></p>
<p>NO! Questa non è la realtà, ma un’opinione di un vegetariano catastrofista!<br />
E’ risaputo che gli eccessi alimentari, o proteici nella dieta sono potenzialmente dannosi, quindi vanno evitati, ma non è il caso dell’Italia, dove il consumo procapite di carne è tra i più bassi d’Europa.</p>
<p><i>“In verità la carne (ottenuta da bovini cresciuti a mangimi) che portiamo in tavola è la seconda causa per importanza di riscaldamento globale dopo il riscaldamento delle case&#8221;.</i></p>
<p>In verità? Ma a quale articolo scientifico (peer reviewed) fa riferimento per un’affermazione così grave e dannosa nei confronti della zootecnia?</p>
<p><i>“Rajendra Kumar Pachauri, presidente dell&#8217;Intergovernmental Panel on Climate Change (che ha ricevuto il premio Nobel 2007 della Pace insieme ad Al Gore) ha invitato i consumatori di tutto il mondo a ridurre il loro consumo di carne, primo passo per affrontare il cambiamento del clima.”</i></p>
<p>Ah beh se l’ha detto il Pachauri: ex ministro del petrolio indiano, ex amministratore delegato della Indian oil company, imposto dall’India, per ovvi giochi politici, come presidente dell’IPCC, (4) un organismo talmente in mal arnese che mentre il presidente Pachauri dichiara che bisogna abbassare le emissioni per mitigare il clima, (tranne che per l’India e la Cina ovviamente) il vicepresidente dell’IPCC Yuri Izrael dichiara che pensare di mitigare il clima abbassando le emissioni non ha alcun fondamento scientifico. (5)</p>
<p><i>“Da uno studio Fao delle Nazioni Unite pubblicato nel 2006 risulta che il bestiame produce il 18 per cento delle emissioni di gas serra, ovvero complessivamente più di tutti i mezzi di trasporto. Il bestiame, soprattutto i bovini, è responsabile del 9 per cento dell&#8217;anidride carbonica prodotta dalle attività umane, ed è responsabile altresì di una percentuale nettamente superiore di gas serra ancora più dannosi. Al bestiame si deve infatti il 65 per cento delle emissioni di protossido d&#8217;azoto rilasciato dalle attività umane: il protossido d&#8217;azoto ha un effetto sul riscaldamento terrestre pari a 300 volte quello dell&#8217;anidride carbonica. La maggior parte delle emissioni di protossido d&#8217;azoto è dovuta al letame. Inoltre il bestiame emette il 37 per cento di tutto il metano riconducibile alle attività umane, gas che rispetto all&#8217;anidride carbonica incide nella misura di 23 volte sul riscaldamento del pianeta.”</i></p>
<p>Quest’affermazione non è corretta è fuorviante, perché non tiene conto del bilancio nel ciclo del carbonio.<br />
Tutto il carbonio emesso dal settore zootecnico è in equilibrio con il carbonio captato dai vegetali di cui gli animali si nutrono, non c’è perturbazione aggiuntiva, come avviene invece nella combustione dei carburanti fossili.<br />
Per fare un esempio: è come se dicessi che la mia azienda guadagna un milione di euro perché a tanto ammonta il fatturato, mentre in realtà il bilancio dell’azienda è in perdita. Così è per le emissioni zoogeniche l’emissione equivale al captato, non c’è alterazione nella concentrazione atmosferica dei gas serra interessati.<br />
L’agricoltura attraverso le lavorazioni del terreno, fertilizzazioni e irrigazioni, aumenta enormemente la captazione di CO2 dello stesso ettaro di terreno lasciato a vegetazione naturale. Maggiore è la produzione di cereali, maggiore è la captazione della CO2.</p>
<p>Nel dettaglio:</p>
<p>- La CO2 zoogenica è emessa dalla respirazione degli animali, e dalle fermentazioni aerobiche dei liquami. Anche la popolazione umana emette milioni di tonnellate di CO2 con la respirazione e la fermentazione aerobica dei reflui urbani. Non ha alcun senso parlare di aumento di emissioni di CO2 per gli allevamenti perché il carbonio viene dai vegetali, quindi il bilancio tra il carbonio captato dai vegetali e il carbonio riemesso dagli allevamenti è in pari. (escludendo le emissioni delle lavorazioni terreni e prodotti) E ‘ il principio per il quale i biocarburanti godono degli incentivi.</p>
<p>- Il metano (CH4) zoogenico è prodotto dalla fermentazione anaerobica, quindi sia dai liquami, sia dalle flatulenze, ma soprattutto dalle eruttazioni dei ruminanti. Il rumine e il cieco sono camere di fermentazione anaerobica, dove si forma CH4 e non CO2. Il 95% del metano prodotto dai ruminanti proviene dall’eruttazione, che è continua 24 h su 24, inodore e silenziosa. Su questo sono in molti, a sbagliare, anche climatologi famosi come il Prof. Vincenzo Ferrara nella puntata di “Porta a porta” del 03/05/07, disse che i ruminanti emettono metano con le flatulenze. Anche il carbonio del CH4 proviene dai vegetali quindi il bilancio delle emissioni è in equilibrio, la quantità di metano emessa corrisponde alla quantità di CO2 sequestrata dai vegetali.</p>
<p>Il CH4 ha un potere di rifrazione termica più alto della CO2, ma fa parte del ciclo del carbonio: il metano si trasforma in CO2 e H2O. La vita media di permanenza del CH4 in atmosfera per l&#8217;IPCC è 12 anni.(6) Ci sono inoltre batteri del terreno che captano direttamente il CH4. Se si incrementa sia la popolazione umana, sia quella zootecnica (sono correlati e questo determina un aumento enorme dei fabbisogni dei cereali, circa 1/3 dei cereali secondo la Fao sono utilizzati per la fabbricazione dei mangimi) aumenta l’emissione di carbonio nella stessa misura in cui aumenta anche la captazione del carbonio.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://bioage.typepad.com/photos/uncategorized/aggi06.png" mce_src="http://bioage.typepad.com/photos/uncategorized/aggi06.png" alt="" height="342" width="464"></p>
<p>Il metano, come mostrato nel grafico, è stabile dal 1990, (7) la concentrazione si misura in ppb (un ppb è un millesimo di millilitro in un metro cubo, quindi una traccia infinitesimale) e non si riesce proprio ad accettare che sia zoogenico, perché la zootecnia nel mondo è esplosa dal 1990 in poi e il metano no. In Italia invece la stanno uccidendo.</p>
<p>Il numero dei quadrupedi d’interesse zootecnico presenti sulla Terra è aumentato del 60% dal 1961 al 2000, da 3,1 a 4,9 miliardi, mentre quello dei volatili d&#8217;allevamento si è pressoché quadruplicato, passando da 4,2 a 15,7 miliardi. Nello specifico i bovini da 941 milioni a 1331 + 41 % i suini da 406 a 905 +123%<br />
Secondo la FAO, la produzione in più rapida espansione è quella della carne di maiale e di pollo. Si tratta di una produzione intensiva altamente industrializzata, che ha avuto una crescita annua compresa tra il 2.6% e il 3.7% nell&#8217;ultimo decennio, mentre i bovini sono cresciuti dell’1% su base annua. Sono raddoppiati anche altri ruminanti come bufalini e capre. (8)</p>
<p>Non c&#8217;è nessuna correlazione tra l’andamento della concentrazione del metano in atmosfera e l&#8217;incremento demografico zootecnico.</p>
<p>In realtà come più volte dimostrato il CH4 è in equilibrio con la temperatura, più sale più aumentano le emissioni di CH4.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://blogs.woodtv.com/wp-content/uploads/2008/04/screenshot_01.jpg" mce_src="http://blogs.woodtv.com/wp-content/uploads/2008/04/screenshot_01.jpg" alt="" height="378" width="518"></p>
<p>Nel grafico è evidente l’andamento in calo delle temperature globali misurate con il satellite, la linea verde invece rappresenta l’incremento della CO2. Non c’è nessuna correlazione nell’ultima decade. Dopo il picco del 1998 le T° globali sono in leggera decrescita, secondo le stime dei satelliti, e così pure la concentrazione di metano, indipendentemente dalla produzione zoogenica, che invece è cresciuta. Inoltre c’è una forte sorgente geotermica di metano sottostimata, questa potrebbe invece alterare le concentrazioni in atmosfera. (9)</p>
<p>Le fonti di metano sono varie: le fermentazioni e il rilascio dalle zone umide tra cui le risaie, il rilascio dagli oceani dai clarati idrati, le emissioni in conseguenza alla fusione del permafrost, le attività geotermiche, le termiti, gli animali selvatici e le attività umane legate all’industria, all’energia, e alla zootecnia.<br />
In particolare le termiti emettono 23 milioni di tonnellate di CH4 all’anno nell’atmosfera (7) la loro attività è correlata all’aumento delle temperature, questo potrebbe causare uno squilibrio tra il carbonio captato e quello emesso, a favore di quest’ultimo. Gli insetti infatti, possono nutrirsi di substrati organici accumulati in decenni e metterne in circolo il carbonio, creando un accumulo in atmosfera, simile a quello della combustione dei carburanti fossili.(10)</p>
<p>- Il N2O e NO, protossido e monossido di azoto, sono cresciuti di qualche decina di ppb in 250 anni, quindi sono in tracce infinitesimali, si sprigionano soprattutto dai fertilizzanti minerali ma anche dai liquami, ad es con l&#8217;ossigenazione, ma anche nello spandimento. Queste molecole giunte alla stratosfera sono scisse in O2 e N2.<br />
Sul bilancio con l&#8217;atmosfera vale lo stesso discorso del metano, solo che N2 atmosferico da cui deriva il 30 % dell&#8217;azoto vegetale, ha un bassissimo indice di rifrazione termica, mentre N2O e NO hanno indici di rifrazione termica molto alti. Il ciclo dell&#8217;azoto è in equilibrio, non è immesso in atmosfera dalla combustione, come avviene con la CO2 dei combustibili fossili. La maggior parte dell&#8217;azoto nei vegetali arriva dalla terra, e almeno 30 Kg/Ha dall’atmosfera; e la maggior parte dell&#8217;azoto dei liquami (variabile secondo gli stoccaggi, comunque la stragrande maggioranza) ritorna nella terra.</p>
<p>L&#8217;emissione dai liquami di azoto molecolare N2 non è considerato importante, perché non è un gas serra mentre lo sono N2O e NO, che rientrano nel ciclo dell&#8217;azoto dopo circa 120 anni (7). Gli ossidi d’azoto sono scissi in ossigeno e in azoto N2 che precipita sul terreno, ed è riassorbito dalle piante. Per un valore in tracce infinitesimali di 0,5 ppb anno a livello mondiale!</p>
<p>L&#8217;accusa dell&#8217;IPCC è che con le arature e con le concimazioni aumenti l&#8217;emissione, ma le lavorazioni della terra aumentano le produzioni vegetali e quindi anche la captazione dell&#8217;azoto.<br />
Si può fare un discorso più sottile sul fatto che il regno animale possa prendere il soppravvento su quello vegetale ma ci si perderebbe in elucubrazioni, il regno animale non può esistere senza il vegetale.</p>
<p>Bisogna distinguere le concimazioni minerali dalle organiche, le concimazioni in eccesso da quelle secondo il fabbisogno colturale. Sprechiamo energia per produrre concimi minerali di sintesi, e poi sprechiamo energia per depurare i liquami urbani e per smaltire i rifiuti, invece tutto l&#8217;azoto del cibo dovrebbe tornare alla terra come fertilizzante.<br />
I concimi minerali, si possono paragonare ai combustibili fossili, perché con questo tipo di concimazione s’immettono nel ciclo dell&#8217;azoto delle molecole minerali altrimenti inerti. Questo potrebbe essere una perturbazione aggiuntiva di N e quindi in piccola percentuale, circa il 2%, anche di ossidi di N, che sono valutati molto importanti sull&#8217;effetto serra.(11)<br />
Mentre gli ossidi di azoto che sprigionano dalle feci di tutti gli insetti e di tutti gli animali compresi quelli zootecnici, rientrano nel ciclo naturale dell’azoto senza determinare squilibri.</p>
<p>James Hansen dichiara che 50 ppb di aumento della concentrazione di N2O in atmosfera dal 1750 al 2005, danno 0,16 w/mq di forzante radiativa contro gli 0,12 w/mq del sole! (6)<br />
Quindi per l&#8217;IPCC l&#8217;aumento di N2O è più importante delle variazioni di radiazione solare, sia di quelle orbitali, sia di quelle magnetiche.<br />
Un’altra osservazione si può fare sul fatto che J. Hansen considera 50 ppb di aumento del N2O esclusivamente antropogenico, questo è impossibile, perché non calcola che l’aumento di 1,2°C della temperatura globale negli ultimi 250 anni, non abbia aumentato l&#8217;azione dei batteri nitro denitro, la cui attività invece è dimostrata. (11)</p>
<p>Torniamo alla critica dell’ articolo di J.Rifkin</p>
<p><i>“Si consideri infatti che un ettaro coltivato a cereali produce il quintuplo delle proteine di un ettaro utilizzato per la produzione di carne. I legumi producono dieci volte quelle proteine, e i vegetali a foglia 15 volte le proteine per ettaro di terreni di pari dimensioni destinato alla produzione di carne.”</i></p>
<p>La soya ha il 44% di proteine, i fagioli il 33%, quindi oltre ad avere un valore biologico di molto inferiore alla proteina animale, bisogna assumerne di più rispetto alla carne che ha il 65% -75% di proteine, per garantire il fabbisogno.<br />
Le produzioni ettaro di leguminose sono di tre quattro volte inferiori a quelle del mays.<br />
E’ un errore clamoroso considerare la carne come unico prodotto zootecnico, alla macellazione non si butta nulla, quindi un ettaro di terreno destinato alla zootecnia produce oltre alla carne, pelli, o lana, prodotti per l’alimentazione umana come gli ingredienti dei wurstel e delle mortadelle cioè cotiche, trippe, e lardo, poi frattaglie, strutto, sego e infine gli scarti di macellazione per i dadi e per il cibo di cani e gatti.<br />
Inoltre ci sono i liquami, qualcuno li valorizza come fonte energetica, ma poi tutti li utilizzano, anche i digestati, per la fertilizzazione, invece l’asportazione di azoto, fosforo e potassio nell’ettaro di terreno destinato all’alimentazione umana, va ripristinata con la fertilizzazione minerale che ha un costo sia economico sia energetico.</p>
<p><i>“Per produrre mezzo chilo di carne cresciuta negli Stati Uniti a base di mangimi, l&#8217;industria del bestiame utilizza l&#8217;equivalente di quattro litri di benzina. Per sostenere le esigenze annuali in termini di consumo di carne di una famiglia media di quattro persone - più o meno 118 chili - sono necessari oltre mille litri di combustibile fossile. Allorché si brucia questa quantità di carburante, si rilasciano nell&#8217;atmosfera altre 2,5 tonnellate di anidride carbonica, quasi quanto un&#8217;automobile di media cilindrata rilascia in sei mesi di utilizzo normale.”</i></p>
<p>I bovini non possono essere alimentati solo a mangimi devono comunque avere un foraggio nella dieta, con una fibra lunga almeno 5 cm altrimenti non ruminano.<br />
Come l’affermazione sulle emissioni anche questa è scorretta e fuorviante, perché il confronto dei consumi energetici va fatto tra una dieta vegetariana e una con carne. Perché produrre formaggi, latticini, latte, uova e derivati, ha un costo energetico di poco inferiore a quello della carne, e anche produrre i proteici alternativi come: seitan (dal grano), tofu (dalla soya), fagioli, piselli, e legumi vari, richiede un elevato costo energetico di produzione e confezionamento, in lattine bollite o in surgelati.<br />
Tutti i prodotti vegetali hanno ovviamente costi di produzione agricola, di lavorazione, confezionamento e di trasporto che vanno sommati al resto.<br />
La differenza di costo energetico tra una dieta vegetariana e una a base di carne, se bilanciate, è minima.</p>
<p><i>“Le implicazioni del rapporto della Fao sono palesi: è giunta l&#8217;ora di porre un drastico limite e fissare una soglia per le emissioni di metano e di protossido d&#8217;azoto nel settore agricolo, per incoraggiare l&#8217;industria dell&#8217;allevamento del bestiame a introdurre nuove modalità atte a tagliare le emissioni. Dovremmo altresì prendere in considerazione l&#8217;idea di approvare una tassa sui mangimi e sulle carni per incentivare una forte riduzione dei consumi, proprio come oggi si applica un prelievo fiscale sulla benzina per perseguire il medesimo scopo.”</i></p>
<p>E’ giunta l’ora che i giornalisti che causano ingenti danni alla zootecnia con articoli senza alcun fondamento scientifico, come lo scandalo della BSE, dell’aviaria e adesso dei cambiamenti climatici zoogenici ne rispondano pagando i risarcimenti.</p>
<p><i>“Una tassa sui mangimi e le carni determinerebbe quasi sicuramente un ritorno alla produzione di cereali destinati all&#8217;alimentazione umana e affrancherebbe buona parte delle vaste terre agricole attualmente usate per produrre cereali destinati al bestiame e ad altri animali come mangimi.”</i></p>
<p>NO! Perché sostituire la carne con altre proteine animali (latte uova derivati) non cambia il rapporto delle terre coltivate, e l’alimentazione senza proteine animali si chiama malnutrizione.</p>
<p><i>“Dovremmo altresì incoraggiare gli sforzi miranti a disincentivare le pratiche agricole che ricorrono a combustibili fossili e a prodotti chimici pesanti, ivi compresa la tecnologia di produzione degli Ogm, indirizzando di preferenza al ricorso a pratiche più biologiche e agro-ecologiche: a quel punto i costi legati alla coltivazione di cereali destinati all&#8217;alimentazione umana scenderebbero ulteriormente.”</i></p>
<p>NO! I costi aumenterebbero ulteriormente perché il biologico costa molto di più e abbassa le rese all’ettaro, mentre gli OGM abbassano i costi di produzione, perché le coltivazione necessitano meno interventi di disinfestazione parassitaria e di diserbo, inoltre gli OGM consentono le produzioni in terreni difficili da gestire per via delle infestanti e dei parassiti ad es in Sudamerica, aumentando di molto le rese all’ettaro.</p>
<p>Nella rivista “L’Espresso” accanto alla foto di un allevatore con un toro c’è quella di una contadina con un mazzo di aglio verde (sembra la mamma di un serial killer) mi sfugge il significato dell’abbinamento, forse stasera al posto di un bel piatto di carpaccio con un filo di olio, ci dovremmo mangiare una padellata di aglio verde? Ovviamente tre kili per soddisfare il fabbisogno in proteine!</p>
<p>NOTE:</p>
<p>(1)</p>
<p><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Una-mucca-salvera-la-terra/2032075//0" mce_href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Una-mucca-salvera-la-terra/2032075//0" target="_blank">http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Una-mucca-salvera-la-terra/2032075//0</a></p>
<p>(2)</p>
<p><a href="http://www.activistcash.com/biography.cfm/bid/1342" mce_href="http://www.activistcash.com/biography.cfm/bid/1342" target="_blank">http://www.activistcash.com/biography.cfm/bid/1342</a></p>
<p>e Wikipedia</p>
<p>(3)<br />
<a href="http://www.mrprofit.it/magazine/pagina.php?ID_categoria=3&amp;ID_pagina=578&amp;cat=Reports&amp;altra=1" mce_href="http://www.mrprofit.it/magazine/pagina.php?ID_categoria=3&amp;ID_pagina=578&amp;cat=Reports&amp;altra=1" target="_blank"> http://www.mrprofit.it/magazine/pagina.php?ID_categoria=3&amp;ID_pagina=578&amp;cat=Reports&amp;altra=1</a></p>
<p>(4)</p>
<p><a href="http://www.climatescience.gov/Library/bios/pachauri.htm" mce_href="http://www.climatescience.gov/Library/bios/pachauri.htm" target="_blank">http://www.climatescience.gov/Library/bios/pachauri.htm</a><br />
Rajendra Pachauri: Biografia<br />
<a href="http://www.unipv.it/websiep/wp/130.pdf" mce_href="http://www.unipv.it/websiep/wp/130.pdf" target="_blank"> http://www.unipv.it/websiep/wp/130.pdf</a></p>
<p>Gerelli: Mito e realtà dei cambiamenti climatici WORKING PAPERS<br />
No. 130/2002 società italiana di economia pubblica</p>
<p>(5)</p>
<p>Erice congresso “Le emergenze planetarie” 2007</p>
<p>(6)</p>
<p><a href="http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-chapter2.pdf" mce_href="http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-chapter2.pdf" target="_blank">http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-chapter2.pdf</a></p>
<p>AR4 IPCC 2007 (Forster et al 2007)</p>
<p>(7)</p>
<p><a href="http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-chapter7.pdf" mce_href="http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-chapter7.pdf" target="_blank">http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-chapter7.pdf</a></p>
<p>AR4 IPCC 2007</p>
<p>(8)</p>
<p>U.N. Food and Agriculture Organization (FAO), FAOSTAT Statistics Database,</p>
<p>(9)</p>
<p><a href="http://www.galileonet.it/primo-piano/9968/quella-sorgente-nascosta" mce_href="http://www.galileonet.it/primo-piano/9968/quella-sorgente-nascosta" target="_blank">http://www.galileonet.it/primo-piano/9968/quella-sorgente-nascosta</a></p>
<p>“Quella sorgente nascosta. Il metano di origine geologica contribuisce al riscaldamento globale come altri gas. Eppure non viene quasi mai “censito”. Ecco perché.” di Gianfranco Criscenti.</p>
<p>(10)</p>
<p><a href="http://www.nimbus.it/nimbusonline/001019effettoserra.htm" mce_href="http://www.nimbus.it/nimbusonline/001019effettoserra.htm" target="_blank">http://www.nimbus.it/nimbusonline/001019effettoserra.htm</a></p>
<p>MA L&#8217;EFFETTO SERRA E&#8217; SOLO UNA BUFALA? Lettera aperta al Prof. Franco Battaglia, docente di Chimica Fisica presso il Dipartimento di Fisica della Terza Università di Roma e Membro della “American Physical Society” (inviata anche a ) Luca Mercalli, Presidente SMS e direttore rivista Nimbus</p>
<p>Io invece penso che gli errori li abbia fatti il dott. L. Mercalli.</p>
<p>- Sui toni, forse c’è attrito tra i due</p>
<p>- È scontato che l’indice diossina sia Gtc e non le tonnellate di anidride carbonica, è definito tale in molti papers…ricordo che F. Battaglia è professore all’università di chimica e da anni fa ricerca sulla chimica dell’atmosfera, pensate che non sappia la differenza tra Gtc e GtCO2?</p>
<p>- Sugli insetti, penso che il dott. L.Mercalli non abbia colto il condizionale di F. Battaglia, e nemmeno il senso che è: nei periodi di riscaldamento chiamati da sempre optimum, vi è l’esplosione della vita sia del regno vegetale sia nel degno animale, in particolare la respirazione del regno animale potrebbe (condizionale perché non lo sa nessuno) aumentare la concentrazione di CO2 e del metano che salgono dopo che sono salite le temperature.</p>
<p>(11)</p>
<p><a href="http://www.people.fas.harvard.edu/%7Ewang3/files/2004GB002429.pdf" mce_href="http://www.people.fas.harvard.edu/~wang3/files/2004GB002429.pdf" target="_blank">http://www.people.fas.harvard.edu/~wang3/files/2004GB002429.pdf</a></p>
<p>Michael B. McElroy and Yuxuan X. Wang “Human and animal wastes: Implications for atmospheric N2O and NOx “ GLOBAL BIOGEOCHEMICAL CYCLES, VOL. 19, GB2008, doi:10.1029/2004GB002429, 2005.</p>
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		<title>Pasteurellosi del coniglio di Daria Carnicella</title>
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		<comments>http://www.veterup.com/2008/10/pasteurellosi-del-coniglio-di-daria-carnicella/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 11:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Malattie infettive]]></category>

		<category><![CDATA[Patologie]]></category>

		<category><![CDATA[coniglio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Daria Carnicella
La Pasteurellosi è una sindrome respiratoria del coniglio nella cui eziologia possono essere coinvolti altri germi quali stafilococchi, bordetella ecc. La pasteurella è presente normalmente nelle cavità nasali del coniglio.
Eziologia
L’agente eziologico responsabile è la Pasteurella multocida, batterio Gram-, immobile, asporigeno. La tipizzazione sierologia ha permesso di individuare 4 sierogruppi capsulari (A, B, D, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">di Daria Carnicella</p>
<p align="justify">La Pasteurellosi è una sindrome respiratoria del coniglio nella cui eziologia possono essere coinvolti altri germi quali stafilococchi, bordetella ecc. La pasteurella è presente normalmente nelle cavità nasali del coniglio.</p>
<p align="justify"><strong>Eziologia<br />
</strong>L’agente eziologico responsabile è la Pasteurella multocida, batterio Gram-, immobile, asporigeno. La tipizzazione sierologia ha permesso di individuare 4 sierogruppi capsulari (A, B, D, E) e per ciascuno di essi esistono 12 sierotipi. I più frequenti nel coniglio sono i sierotipi A3, A11 e A12.</p>
<p align="justify"><strong>Epidemiologia<br />
</strong>All’interno dell’allevamento il contagio può avvenire tramite il contatto diretto con le secrezioni nasali provenienti da conigli infetti, oppure, con oggetti inanimati (ciotole o beverini contaminati), in quanto il batterio può sopravvivere per giorni nelle secrezioni e nell’acqua. Altra via possibile è quella aerogena, ma si verifica solamente quando la densità di animali presenti in allevamento è elevata. Circa il 50% dei conigli risulta essere portatore sano di pasteurella a livello di rinofaringe, congiuntiva, vagina e talvolta polmone; in tal modo, le fattrici portatrici possono contaminare le nidiate a partire dagli 11 giorni di vita senza che si verifichi però la malattia, a causa della scarsa carica infettante trasmessa. Ancora da ricordare sono la via per cutanea, l’orale e la venerea. Con la comparsa di fattori stressanti ed in concomitanza di fattori predisponesti (eccesso di ammoniaca nel’aria, correnti d’aria a livello delle gabbie, brusche oscillazioni della temperatura ambientale, ambienti secchi, eccessiva densità animale) si può scatenare la malattia.</p>
<p align="justify"><strong>Sintomatologia<br />
</strong>Può manifestarsi in varie forme:<br />
- Forma respiratoria: per lo più cronica; respiro rumoroso, starnuti, congiuntivite, tumefazione delle palpebre, scolo nasale muco-purulento, tosse, narici ricoperte di essudato secco, peli della parte superiore degli arti anteriori bagnati, ascessi sottocutanei al collo, testa, costato e dorso, otite e torcicollo.<br />
- Otite media o interna: scarsi sintomi, se non inclinazione del capo da contrattura spastica dei muscoli (simile a quella riscontrata nell&#8217;Encephalitozoonosis cuniculi), nistagmo e atassia (disturbo nella coordinazione dei movimenti). Si riscontra un essudato purulento e biancastro all&#8217;interno di una o di entrambe le orecchie. Se trattato con antibiotici al primo apparire dell&#8217;inclinazione del capo, il coniglio ha una buona probabilità di ripresa e di guarigione. Se i sintomi sono gravi, può essere necessaria una terapia a base di corticosteroidi. Il lavaggio del canale timpanico ha dimostrato una scarsissima utilità. L&#8217;inclinazione del capo può peggiorare o non scomparire nonostante la terapia, quindi la prognosi è riservata.</p>
<p align="center"><img src="http://www.rivistadiagraria.org/images/news/30__immagine_01.jpg" border="0" alt="Tipico atteggiamento di coniglio affetto da Pasteurellosi" hspace="0" width="288" height="244" align="baseline" /><br />
Tipico atteggiamento di inclinazione del capo<br />
in un soggetto affetto da forma neurologica</p>
<p align="justify">- Forma riproduttiva: aborti, sterilità delle fattrici, mortalità prima del parto, anoressia e depressione, metrite, mastite, orchite nei maschi.<br />
- Forma setticemica: acuta, febbre, anoressia, scolo nasale purulento, dispnea acuta, diarrea nerastra e meteorismo con morte rapida.</p>
<p align="justify"><strong>Diagnosi<br />
</strong>Necessario il supporto di una diagnosi di laboratorio mediante isolamento del batterio da campioni di organi. Esiste un test sulle colture nasali e sul sangue per rivelare presenza di pasteurella (test ELISA), anche se non sempre sortisce un utile effetto; moltissimi conigli, infatti, sono portatori sani di una o più varianti della malattia (motivo per cui il vaccino può risultare inefficace o a volte scatenare la malattia stessa) e sono quindi positivi al test, ma non necessariamente si ammaleranno se la loro immunoresistenza è buona. Da ricordare che un alto numero di anticorpi può denotare anche un&#8217;infezione cronica, quindi i risultati vanno valutati assieme ai sintomi clinici.</p>
<p align="justify"><strong>Controllo e profilassi<br />
</strong>Il controllo dovrebbe prevedere l’eliminazione egli animali ammalati in quanto diffondono la malattia, sono meno produttivi ed infettano i giovani in età precoce.<br />
L’eliminazione dei soggetti vettori di pasteurella  è impossibile perché molti sono soggetti asintomatici ed anche un controllo batteriologico può fornire la presenza di falsi negativi. Occorre effettuare un controllo del microclima minimizzando le fluttuazioni della temperatura, mantenendo corretti livelli di umidità e una buona ventilazione senza correnti d’aria. Esistono vaccini inattivati che sono abbastanza efficaci, ma l’immunità dura 5-6 mesi e quindi vanno ripetuti almeno 2 volte l’anno. La terapia va effettuata preferibilmente sull’esito di un antibiograma.</p>
<p align="justify"><strong>Attenzione</strong>: la Pasteurella multocida può essere trasmessa anche a/da gatti e cani, ma molto raramente colpisce l&#8217;uomo.</p>
<p><em>Daria Carnicella è laureata in Medicina Veterinaria presso l&#8217;Università di Bari, dove lavora con il ruolo di Dottorando di ricerca presso di Sanità e Benessere degli Animali. E&#8217; abilitata all&#8217;esercizio della libera professione di Medico Veterinario. <a href="http://www.agraria.org/rivista/curriculumcarnicella.htm" target="_blank"><span style="color: #006600;">Curriculum vitae &gt;&gt;&gt;</span></a></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>fonte |<a href="http://www.rivistadiagraria.org/riviste/vedi.php?news_id=30&amp;cat_id=16" target="_blank"> Agraria.org</a></em></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/veterup/~4/431708177" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Wwf, cambiamenti climatici più rapidi delle previsioni</title>
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		<comments>http://www.veterup.com/2008/10/wwf-cambiamenti-climatici-piu-rapidi-delle-previsioni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 15:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA
Nel 2007 il Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici (IPCC), vincitore del premio Nobel per la pace, ha pubblicato il suo quarto rapporto, un autorevole studio sulla conoscenza del riscaldamento globale che ha coinvolto circa 4.000 scienziati da più di 150 Paesi. Ma da allora la scienza del clima ha cominciato a produrre nuove ricerche.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 0px 3px;" src="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp?ID_blog=51&amp;ID_file=797" alt="" width="300" height="230" />ROMA<br />
Nel 2007 il Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici (IPCC), vincitore del premio Nobel per la pace, ha pubblicato il suo quarto rapporto, un autorevole studio sulla conoscenza del riscaldamento globale che ha coinvolto circa 4.000 scienziati da più di 150 Paesi. Ma da allora la scienza del clima ha cominciato a produrre nuove ricerche.</p>
<p>Il nuovo rapporto Wwf «Climate change: faster, stronger, sooner« (Cambiamento climatico: più veloce, più forte, più vicino) riassume questi nuovi dati scientifici e rivela che «il riscaldamento globale sta avanzando ben oltre le previsioni dell’IPCC».</p>
<p>Lo studio è stato redatto con il supporto di esperti internazionali di climatologia tra cui Jean-Pascal van Ypersele, professore di climatologia e scienze ambientali all’Università cattolica di Lovanio (Belgio) e neo-eletto vice presidente dell’IPCC, che afferma: «È ormai chiaro che il cambiamento climatico sta già avendo un impatto maggiore di quanto la maggior parte di noi scienziati avesse anticipato. Per questo è vitale che la risposta internazionale per il taglio delle emissioni (mitigazione) e l’adattamento sia più rapida e più ambiziosa. L’ultimo rapporto IPCC ha mostrato che i motivi di preoccupazione ora sono più forti e questo dovrebbe indurre l’Europa a impegnarsi perchè l’aumento della temperatura globale sia ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto all’era pre-industriale. Ma anche mantenendo il limite di 2 gradi centigradi, secondo l’IPCC è necessario comunque che i paesi sviluppati riducano le emissioni dal 25 al 40% entro il 2020 rispetto ai valori del 1990, mentre una riduzione del 20% risulterebbe insufficiente».<br />
<span id="more-205"></span><br />
«Le più recenti ricerche scientifiche mostrano che l’Oceano Artico sta perdendo la calotta glaciale con un anticipo di 30 anni circa rispetto alle previsioni IPCC - sottolinea il Wwf -. E ora si prevede che nel periodo estivo i ghiacci potrebbero sparire del tutto tra il 2013 e il 2040, un fatto che non si è mai verificato da più di un milione di anni ad oggi. Stando agli studi più recenti, nelle isole britanniche e nel Mare del Nord i cicloni estremi aumenteranno in numero e intensità, portando ad incrementare la velocità del vento e i danni legati alle tempeste sull’Europa occidentale e centrale. Il livello di ozono troposferico, che agisce come inquinante, potrà essere simile a quello registrato durante l’ondata di caldo del 2003, con aumenti maggiori in Inghilterra, Belgio, Germania e Francia. E anche la quantità massima di piogge annue aumenterà nella maggior parte d’Europa, con conseguenti rischi di inondazioni e danni economici. Gli ecosistemi marini nel Mare del Nord e nel Mar Baltico - prosegue l’associazione ambientalista - oggi sono esposti alle temperature più miti mai registrate da quando sono iniziate le misurazioni, mentre il Mediterraneo subirà periodi di siccità a lungo termine sempre più frequenti. I ghiacciai nelle Alpi svizzere continueranno a diminuire, con conseguenti drastiche riduzioni nella produzione di energia idroelettrica. A livello globale, si prevede che l’aumento del livello del mare sarà pari al doppio della previsione massima dell’IPCC, che stimava un aumento di 0,59 m entro la fine del secolo, con gravi rischi per ampie zone costiere. L’aumento delle temperature ha già comportato una riduzione nei raccolti di grano, mais e orzo in tutto il mondo».</p>
<p>«Se l’Unione europea vorrà essere considerata un leader nel decisivo summit dell’Onu a Copenhagen nel 2009, e se vuole contribuire alla nascita di un forte accordo globale per affrontare il cambiamento climatico dopo il 2012, deve smettere di sottrarsi alle proprie responsabilità e impegnarsi per una reale riduzione delle emissioni in Europa- afferma Tina Tin, climatologa e autrice del report- Il Wwf si appella alla UE perchè adotti un target di riduzione delle emissioni di almeno il 30% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, riduzione da realizzare entro i confini dell’Europa invece che affidandosi pesantemente alle compensazioni per i progetti all’estero. L’associazione chiede anche all’UE di impegnarsi nel fornire un supporto e un sostegno economico sostanziali ai paesi in via di sviluppo, per aiutarli ad affrontare il cambiamento climatico in atto e adattarsi agli impatti che già oggi sono inevitabili».</p>
<p>«Il cambiamento climatico è una sfida prioritaria per il futuro dell’umanità e dell’ambiente, e questa lucida panoramica evidenzia quanto sia cruciale che i ministri dell’Ambiente UE che oggi discutono le normative UE contro il cambiamento climatico si impegnino per un pacchetto clima ed energia forte e decisivo, in grado di assicurarci un futuro a bassa emissione di carbonio», conclude Tina Tin.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&amp;ID_articolo=839&amp;ID_sezione=76&amp;sezione=Ambiente" target="_blank">fonte | La Stampa</a></p>
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		<title>WWF: PESCA TONNO ROSSO, ITALIA E’ FUORILEGGE</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 11:36:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Salute animale]]></category>

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		<description><![CDATA[
(ANSA) - ROMA - Pesca &#8217;selvaggia&#8217; del tonno rosso.   Continua la mattanza fuori quota da parte dell&#8217;Italia. Nel 2008,   secondo un dossier reso noto oggi a livello mondiale dal Wwf,   sono state pescate come minimo 700 tonnellate in piu&#8217; su quelle   prestabilite. Spesso poi in alcuni mercati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.pescheriasartor.it/tonno(1.JPG" alt="" width="462" height="250" /></p>
<p><span class="testopiccolo">(ANSA) - ROMA - Pesca &#8217;selvaggia&#8217; del tonno rosso.   Continua la mattanza fuori quota da parte dell&#8217;Italia. Nel 2008,   secondo un dossier reso noto oggi a livello mondiale dal Wwf,   sono state pescate come minimo 700 tonnellate in piu&#8217; su quelle   prestabilite. Spesso poi in alcuni mercati non viene registrato   neppure un solo tonno rosso (Pozzuoli, Vibo Valentia, Portopalo   e Cetraro) mentre altre quantita&#8217; &#8216;&#8217;sono vendute illegalmente in   mercati chiusi per infiltrazioni mafiose&#8221; senza contare che   &#8221;le catture in mare sono svolte con metodi fuorilegge, vale a   dire con l&#8217;ausilio di aerei d&#8217;avvistamento&#8221; e che altre   quantita&#8217; consistenti &#8221;e&#8217; provato che siano trasferite vive in   fattorie al largo della Croazia, di Malta e della Tunisia. Ma   non tutto il tonno trasferito e&#8217; stato registrato&#8221;.</span></p>
<p>Denunce tutte contenute nel dossier dal titolo &#8221;Pesca del   tonno rosso fuori controllo in Italia. Ecco le prove&#8221;, condotto   su commissione da una societa&#8217; di consulenza indipendente   (Advanced Tuna Ranching Technologies) che, riferisce il Wwf, ha   svolto un&#8217;indagine a tutto campo.    Il Wwf Italia consegnera&#8217; i dati e i risultati della ricerca   alla Commissione Ue, alla finanza, alle Capitanerie, ai Noe e al   ministro per le Politiche Agricole e Forestali &#8221;per chiedere   una moratoria di tre anni sulla pesca del Tonno rosso in   Mediterraneo&#8221;.    Secondo il Wwf esiste una &#8221;illegalita&#8217; diffusa e reiterata   negli anni dovuta a mancati controlli, pescherecci pirata e   porti fantasma, trasferimenti non registrati di tonni vivi in   allevamenti all&#8217;estero, mercati irregolari, criminalita&#8217;   organizzata presente e operante sui mercati remunerativi del   tonno rosso, registrazioni di vendite e catture improprie e   fuori dal dettato comunitario&#8221;.    &#8221;I risultati cui si giunge nel dossier - tutti derivanti da   fonti pubbliche o da documenti di enti di ricerca internazionali   - sono in contrasto con i dati che il ministero italiano ha   inviato a Bruxelles e sulla base dei quali e&#8217; nata la decisione   dell&#8217;Ue di chiudere la stagione di pesca del tonno con due   settimane di anticipo. Chiusura che ha di fatto - a detta del   ministero - impedito all&#8217;Italia di raggiungere le quote fissate   dall&#8217;Iccat (Commissione Internazionale per la Conservazione del   Tonno Atlantico) vale a dire 4162,71 tonnellate. Secondo il Wwf   invece la quota pescata in eccedenza e&#8217; minimo di oltre 700   tonnellate nel 2008&#8221;.</p>
<p>E cosi&#8217; &#8221;dopo un drammatico 2007 con quote di pescato   eccedenti il 40% le quantita&#8217; assegnate, al tonno rosso, in   Italia, e&#8217; andata meglio quest&#8217;anno, grazie alla decisione dell&#8217;   Ue di chiudere la stagione di pesca con 2 settimane di anticipo.   - commenta Enzo Venini, Presidente del Wwf Italia - e dai dati   che abbiamo potuto incrociare, quest&#8217;anno si sono pescate come   minimo 700 tonnellate in piu&#8217;, mentre nell&#8217;anno precedente la   quota eccedente ammontava a 1.653 tonnellate (e non 327 come i   dati ufficiali dicono)&#8221;.    Dal dossier risulta inoltre che le imbarcazioni italiane   registrate e autorizzate alla pesca e all&#8217;allevamento del tonno   rosso siano 185: dall&#8217;indagine svolta in mare e nei porti dai   consulenti del Wwf la flotta coinvolta nella stagione 2008 conta   283 unita&#8217; di cui 27 parangali, 162, tonnare volanti (reti a   circuizione), 73 reti a strascico e 21 rimorchiatori, 47 delle   quali prive di sistemi di monitoraggio, 160 sprovviste di   licenze di pesca, 82 mai inserite nei registri dell&#8217;Iccat nel   2008.</p>
<p>La scorsa settimana, la Commissione scientifica dell&#8217;Iccat   ha reso noto il suo verdetto sulla pesca del tonno rosso in   Mediterraneo nel 2007: 61.000 tonnellate sono state prelevate,   vale a dire il doppio della quota legale, con uno stock   riproduttivo in crisi, essendo solo il 36% rispetto a 30 anni   fa. Il prossimo incontro dell&#8217;Iccat si terra&#8217; a Marrakech, in   Marocco, dal 17 al 24 novembre prossimo.    L&#8217;auspicio, ha concluso il Wwf &#8221;e&#8217; che le Parti decidano la   chiusura finche&#8217; permarranno illegalita&#8217; e insostenibilita&#8221;&#8217;.   (ANSA).<br />
<span class="data">07/10/2008 11:25</span></p>
<p><a class="menu" href="http://www.ansa.it/ambiente/html/ambiente_disclaimer.html">©                  Copyright ANSA Tutti i diritti riservati</a></p>
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		<title>Premio ECOBALLE D’ORO 2008 di Claudio Costa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 11:49:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Allevamento]]></category>

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		<description><![CDATA[
Candido per  il premio il WWF per le seguenti affermazioni riguardanti i danni alla  salute degli OGM.
Cito da questo  link del WWF Italia: 
http://www.wwf.it/UserFiles/File/AltriSitiWWF/Terracina/documeni%20vari/OGM-xWWF.pdf
“studi  di laboratorio affermano che le cavie alimentate con OGM evidenziano  tumori e malattie del sangue in misura significativamente maggiore rispetto  alla normalità”.
La cosa mi  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img class="aligncenter" src="http://www.astrosurf.com/luxorion/Bio/mais-ogm.jpg" alt="" width="435" height="290" /></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Candido per  il premio il WWF per le seguenti affermazioni riguardanti i danni alla  salute degli OGM.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Cito da questo  link del WWF Italia: </span></p>
<p align="justify"><a href="http://www.wwf.it/UserFiles/File/AltriSitiWWF/Terracina/documeni+vari/OGM-xWWF.pdf" target="_blank"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style; color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">http://www.wwf.it/UserFiles/File/AltriSitiWWF/Terracina/documeni%20vari/OGM-xWWF.pdf</span></span></a></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">“studi  di laboratorio affermano che le cavie alimentate con OGM evidenziano  tumori e malattie del sangue in misura significativamente maggiore rispetto  alla normalità”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">La cosa mi  è molto strana perché gli OGM si utilizzano nei mangimi in tutto il  mondo, anche in Italia, da più di dieci anni, e non mi risulta che  i macelli nel mondo abbiano segnalato un aumento di tumori, nelle centinaia  di milioni di capi macellati. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Ma andiamo  sul sito di Greenpeace per scoprire se riusciamo ad approfondire l’allarme  salutistico sugli OGM. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Cito da questo  link di Greenpeace Italia:</span></p>
<p align="justify"><a href="http://www.greenpeace.it/parmigiano/documenti/mangimi-ogm-report.pdf" target="_blank"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style; color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">http://www.greenpeace.it/parmigiano/documenti/mangimi-ogm-report.pdf</span></span></a></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">“In molti  di questi studi si osservano spesso differenze significative nella composizione  di piante Ogm rispetto a piante non-Ogm (per es. nel contenuto vitaminico)  e nella risposta degli animali (per es. nei livelli di glucosio, fino  ad arrivare a segni di tossicità per fegato e reni nel caso del mais  MON863), ma spesso<strong> </strong>queste osservazioni vengono definite come  “non biologicamente rilevanti” dalle aziende e dagli<strong> </strong> organi competenti”</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Quindi approfondiamo  gli studi che affermano che gli OGM danno segni di tossicità a fegato  e reni. Vorrei però già farvi notare che c’è già un enorme ridimensionamento  del problema da parte di Greepeace da tumori e malattie del sangue del  WWF a segni di tossicità.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Quanti studi  ci sono che affermano una tossicità degli OGM?<strong> : n.1 </strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Che potete  leggere per intero qui: </span></p>
<p align="justify"><a href="http://www.botanischergarten.ch/Pusztai/Seralini-Maize-2007.pdf" target="_blank"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style; color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">http://www.botanischergarten.ch/Pusztai/Seralini-Maize-2007.pdf</span></span></a></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Séralini,  G-E, Cellier, D. &amp; Spiroux de Vendomois, J. 2007. “New analysis  of a rat feeding study with a genetically modified maize reveals signs  of hepatorenal toxicity”. Archives of Environmental Contamination  and Toxicology DOI: 10.1007/s00244-006-0149-5. http</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">E’ una  ricerca che prende in considerazione, con altri sistemi statistici,  i dati della sperimentazione sui topi che hanno portato all’autorizzazione  europea al consumo di mays bt.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Gli scienziati  hanno scoperto:</span></p>
<ul type="disc">
<li><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">una leggerissima    differenza di peso tra i sessi, rispetto ai topi di confronto, un po’    di meno i maschi un po’ di più le femmine.</span></li>
</ul>
<ul type="disc">
<li><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Alcuni parametri    del sangue alterati, rispetto al confronto e sempre più nei maschi.    Questo potrebbe far pensare ad una tossicità del prodotto verso i maschi.    Ma e cito “la presenza dei 6 gruppi di riferimento nutriti con altre    varietà commerciali di mais, che <strong>non sono</strong> sostanzialmente equivalenti    (con più o meno zuccheri o sali), introduce lo studio simultaneo di    altri parametri.” Quindi la differenza potrebbe essere dovuta a concentrazioni    di zuccheri diverse.</span></li>
</ul>
<ul type="disc">
<li><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Affermano però:    ” una possibile tossicità epatorenale con una maggiore sensibilità    nei maschi”.</span></li>
</ul>
<ul type="disc">
<li><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Questa maggior    tossicità sarebbe dimostrata nell’analisi istologica dei tubuli renali    che sarebbero alterati patologicamente. Questo su 18 topini maschi su    20.</span></li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">18 su 20  è una percentuale inequivocabile di tossicità. Ma quante lesioni dello  stesso tipo c’erano nei topini di confronto? </span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">14 su 20!</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;"> Allora non  è la proteina bt la causa, ma qualcos’altro, anche perché i mays  non sono equivalenti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Infatti sia  la FDA americana, sia l’Esfa europea, sia Hammond con una pubblicazione  peer review nel 2006 affermano che la questione non è rilevante, nei  confronti del mays bt. </span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Bookman Old Style;">Nessun tumore  segnalato!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: x-small; font-family: Arial; color: #000000;"><span><span style="font-size: small;">Dott. Claudio Costa</span></span></span></p>
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		<title>Mucca pazza, nuovo caso dopo 2 anni</title>
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		<comments>http://www.veterup.com/2008/09/mucca-pazza-nuovo-caso-dopo-2-anni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 16:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Allevamento]]></category>

		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Risorse utili]]></category>

		<category><![CDATA[bovini]]></category>

		<category><![CDATA[gatto]]></category>

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		<description><![CDATA[Positivo un bovino di 13 anni in un&#8217;azienda lombarda. Il centro nazionale per la Bse: «Situazione sotto controllo». Ma il Codacons ordina controlli 
TORINO
Primo caso di mucca pazza nel 2008, dopo i 142 casi totali registrati in Italia dal 2001. Il morbo della Bse è stato riscontrato, in Lombardia, su un bovino di tredici anni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Positivo un bovino di 13 anni in un&#8217;azienda lombarda. Il centro nazionale per la Bse: «Situazione sotto controllo». Ma il Codacons ordina controlli </strong></p>
<p>TORINO</p>
<p>Primo caso di mucca pazza nel 2008, dopo i 142 casi totali registrati in Italia dal 2001. Il morbo della Bse è stato riscontrato, in Lombardia, su un bovino di tredici anni, proveniente da un’azienda del lodigiano. Da 21 mesi non si avevano casi analoghi. Secondo l’Istituto zooprofilattico di Torino, che ha eseguito le analisi sulla materia cerebrale del capo macellato, l’animale potrebbe aver contratto la malattia nel suo primo anno di vita, quindi 12 anni fa, dopo essersi nutrito con mangimi contaminati. Si tratta di un caso di Bse di tipo classico, contratto appunto attraverso l’alimentazione con farine miste di carne e ossa.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/cronache/200809images/mucca_pazza01g.jpg" alt="" width="300" height="230" /></p>
<p>«È un chiaro segnale che la malattia è sotto controllo - spiega la responsabile del Centro nazionale per la Bse, Maria Caramelli, raggiunta telefonicamente - L’animale andrà distrutto, l’azienda è sotto controllo e non c’è nessun rischio che carni contaminate possano arrivare sulle tavole dei consumatori». Inoltre, il fatto che si tratti del primo caso dell’anno dopo 21 mesi, dimostra «l’evidente declino dell’epidemia», rassicura la Caramelli. Attualmente nei mangimi animali, aggiunge, la farina di carne e ossa è scomparsa. «Dai controlli eseguiti oggi non risulta, mentre nel 2000 - ricorda - circa un terzo dei mangimi risultava contaminato».</p>
<p>Quanto all’epidemia di Bse, l’Italia «registra oggi livelli di incidenza tra i più bassi in Europa». Dall’inizio della sorveglianza nel 2001, quasi cinque milioni di bovini sono stati analizzati. «Di recente - sottolinea Maria Caramelli - l’Italia ha ottenuto la certificazione europea che del fatto che la Bse è sotto controllo». Bovini e ovini che vanno al macello sono controllati. «Il vero rischio è rappresentato dalla macellazione clandestina - osserva infine la responsabile del centro nazionale per la Bse - e per quelle carni che possono arrivare senza controllo dai paesi fuori dall’Europa».<span id="more-183"></span></p>
<p><strong>Codacons chiede controlli a tappeto</strong><br />
Il Codacons chiede controlli a tappeto negli allevamenti e di aumentare il numero dei controlli per la Bsedopo la notizia di un caso di mucca pazza in Lombardia, dopo due anni di assenza di segnalazioni. «Il caso desta molta preoccupazione», scrive il Codacons che «teme che si sia abbassata la guardia, come spesso accade in Italia quando ritorna la quiete dopo la tempesta».</p>
<p>«Purtroppo - si legge in una nota dell’associazione - quando l’attenzione di autorità e media si sposta, si riducono i controlli in altri campi. Le ragioni sono molte: scarsità di personale, scarsità di fondi. Ecco perché la riduzione dei casi di Bse registrati sia in Italia che in Europa, e l’innalzamento dell’età dei capi contaminati, dati sicuramente positivi, temiamo abbiano indotto ad una riduzione della sorveglianza e a determinare il caso di oggi».</p>
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		<item>
		<title>Lettera aperta al vice Presidene della COLDIRETTI</title>
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		<comments>http://www.veterup.com/2008/09/lettera-aperta-al-vice-presidene-della-coldiretti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 23:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Allevamento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.veterup.com/?p=178</guid>
		<description><![CDATA[Dissento completamente sul seguente articolo, apparso sul sito della coldiretti Lombardia.
http://www.liberidaogm.org/liberi/approfondimenti/205+relazione%20pres.%20Andena%2015%20sett%2007.pd f
“ Il successo del made in Italy a tavola: prodotti OGM free” 
Di Nino Andena Vice presidente nazionale Coldiretti
La Lombardia estesa su 23.860 Kmq si presenta divisa in tre zone naturali che si
succedono da nord a sud: la montagna (40% del territorio) la collina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="western" style="margin-bottom: 0.17in;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Dissento completamente sul seguente articolo, apparso sul sito della coldiretti Lombardia.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.liberidaogm.org/liberi/approfondimenti/205+relazione%20pres.%20Andena%2015%20sett%2007.pdf" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><span style="color: #800080;">http://www.liberidaogm.org/liberi/approfondimenti/205+relazione%20pres.%20Andena%2015%20sett%2007.pd f</span></span></span></a></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">“ Il successo del made in Italy a tavola: prodotti OGM free” </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Di Nino Andena Vice presidente nazionale Coldiretti</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">La Lombardia estesa su 23.860 Kmq si presenta divisa in tre zone naturali che si</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">succedono da nord a sud: la montagna (40% del territorio) la collina (12,5%) la pianura (47%).</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Zone differenti tra loro per clima e paesaggio, ma caratterizzate ed accomunate da</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">un’antica tradizione agricola il cui sviluppo convive con un’agricoltura moderna, altamente produttiva e competitiva, una cultura ancora oggi strettamente legata alle tradizioni del mondo rurale.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">La nostra regione vanta il più importante primato di eccellenza nel sistema agricolo e agro-alimentare sia a livello nazionale, rappresentando oltre il 15 % del totale italiano, sia nell’intero contesto europeo. Un primato che trova la sua forza nelle produzioni di elevata qualità legate ad una specificità territoriale.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Numerose, infatti, sono le produzioni artigianali che offrono una grande e singolare varietà di prodotti tipici, ben 221 di cui 21 prodotti DOP, IGP - 14 vini DOC e 3 DOCG, di altissimo livello qualitativo (formaggi, es. grana padano, provolone, Taleggio, salumi, ad es. salame di Varzi, vino Franciacorta, Garda,Rosso di Valtellina, olio, olio extravergine di oliva laghi</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">lombardi) .</span><span id="more-178"></span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Con prodotto tipico si intende un prodotto caratteristico, originario di una determinata area geografica.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Ogni zona presenta specificità che influiscono in modo determinante sulla produzione agricola locale, quali il terreno, il clima, i foraggi, ecc, a cui si aggiunge la tecnica di lavorazione.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Pertanto quando si parla di prodotto tipico ci si riferisce al risultato di una lunga elaborazione che ha cercato di trarre il massimo da ciò che era disponibile in loco, affinandosi, adattandosi ed evolvendosi.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Oggi l’agricoltura, nelle moderne economie post-industriali, assume una nuova e decisiva centralità, non più settore solamente produttivo in grado di svolgere un ruolo economico,ma settore che determina le condizioni della qualità della vita e la serenità delle persone,contribuendo a caratteristiche sociali, ambientali e paesaggistiche di una comunità.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">E’ necessario esaltare le caratteristiche di varietà dei prodotti agricoli e alimentari</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">valorizzando la loro tipicità, genuinità e il legame inscindibile territorio – storia –cultura.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Attualmente l’agricoltura e i processi di trasformazione si sono industrializzati ed il raffronto con un mercato non solo nazionale, ma anche comunitario e mondiale sta portando la produzione verso l’uniformità e la standardizzazione.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">L’obiettivo è mantenere, valorizzare e difendere la cultura locale che, nei secoli,</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">generazione di contadini e di allevatori si sono tramandati e di cui i prodotti tipici sono una forte espressione.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Il modello agroalimentare su cui si vuole fondare la ricchezza italiana è basato sui principi fin’ora esposti ed esclude la presenza di organismi modificati (OGM) in quanto incompatibili e inaccettabili: le colture transgeniche sarebbero economicamente non convenienti e ci priverebbero dell’eccezionale genuinità dei nostri prodotti.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Non è accettabile il rischio di un modello di sviluppo fondato sull’appiattimento e sull’omologazione dell’agricoltura al servizio di logiche industriali, antitetico a quello necessario al nostro paese, il quale ha tutte le potenzialità per crescere verso quella globalizzazione multipolare, multiculturale, multiproduttiva e democratica indispensabile per il confronto.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Inoltre, non si può ignorare la crescente sensibilità dei cittadini, in Lombardia come in Europa, per un’alimentazione sana, per la tutela dell’ambiente e verso gli aspetti etici nell’economia, rafforzando la domanda di prodotti agricoli e alimentari di qualità e facendo crescere un atteggiamento critico e consapevole verso le applicazioni biotecnologiche in questo campo.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Tre italiani su quattro (74%) sono convinti che i prodotti contenenti OGM non fanno bene alla salute secondo le indagini Coldiretti Ispo sulle abitudini alimentari. Mentre all’estero danneggerebbe l’immagine complessiva del Made in Italy alimentari causando danni economici irrimediabili con oltre la metà degli stranieri (55%) che eviterebbe gli alimenti interessati con addirittura il 15% che si rifiuterebbe tutti i cibi nazionali.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Il consumatore ha le idee ben chiare; i consumatori non hanno alcuna intenzione di acquistare alimenti transgenici, a fronte di un aumento dei rischi (anche solo potenziali) legati al consumo di organismi transgenici, non si ottiene alcun tipo di vantaggio.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Con l’introduzione della coltivazione di OGM con ogni probabilità si determinerà una riduzione della variabilità genetica e conseguentemente una riduzione in termini di variabilità nutrizionale.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">La crescente opposizione del biotech nel piatto non è per le Imprese agricole il frutto di una scelta ideologica, ma economica a tutela dell’Impresa , la nostra agricoltura dovrebbe abbandonare una strategia sicura, basata sulla qualità, sulla tracciabilità e sicurezza alimentare per far posto ad un a produzione omologante.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Comprensiva, oltretutto di costi gestionali per gli operatori del settore</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">agroalimentare nella separazione delle filiere, e con un irreversibile impatto</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">ambientale ed una limitazione di scelta per i consumatori.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Interpretando questa sensibilità molte istituzioni pubbliche, province e comuni hanno costituito una rete di territori Ogm-free che stanno investendo risorse ed energie nella realizzazione di un modello sostenibile, basato su un rapporto di reciprocità “produttore-consumatore”, sulla tutela dell’ambiente, sulla multifunzionalità dell’impresa e sulla valorizzazione dei saperi e delle conoscenze. Coldiretti da ormai dieci anni ha concretizzato il suo impegno per dare una risposta chiara alle imprese e ai cittadini collaborando con il mondo scientifico che ha permesso di rendere un servizio in termini di conoscenza obiettiva del problema per poi cominciare a costruire una significativa alleanza con le altre parti sociali.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Si intende pertanto rafforzare la propria azione che in questi anni ha portato ad ottenere già 2360 delibere di comuni OGM free di cui 300, in Lombardia, incluse 7 comunità montane e 2 province.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">I cittadini hanno il diritto di scegliere un modello di agricoltura legato alla qualità nel rispetto dell’ambiente e del territorio , attento alla sicurezza alimentare ed è per questo che da oggi per i prossimi due mesi diverrà il vero protagonista della consultazione nazionale, avrà l’opportunità di dire SI alla domanda: “Vuoi che l’agroalimentare, il cibo e la sua genuinità, siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da OGM?”.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Il sistema agroalimentare lombardo può e deve decidere di perseguire uno sviluppo “Libero da Ogm e dare una nuova forza competitiva alle produzioni regionali attraverso il valore aggiunto determinato dall’assenza di Ogm. Uno sviluppo che dovrà essere accompagnato da un rinnovato impegno della ricerca, delle istituzioni pubbliche e di tutti i soggetti coinvolti per dare adeguate e innovative risposte alle nuove sfide imposte dalla competizione internazionale, in un contesto di regole condivise e democratiche.</span></p>
<p><em><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Nino Andena</span></em></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">CRITICA:</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Non mi occupo di ortofrutta ma di zootecnia, sono, infatti, un veterinario allevatore, e la mia famiglia è iscritta alla coldiretti da tre generazioni. Ritengo la politica della coldiretti contraria agli OGM deleteria per la zootecnia italiana.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Lei scrive: </span></p>
<p><em><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">“Il modello agroalimentare su cui si vuole fondare la ricchezza italiana è basato sui principi finora esposti ed esclude la presenza di organismi modificati (OGM) in quanto incompatibili e inaccettabili: le colture transgeniche sarebbero economicamente non convenienti e ci priverebbero dell’eccezionale genuinità dei nostri prodotti.”</span></em></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Tra i prodotti tipici dai i quali chiede di escludere gli OGM perché incompatibili inaccettabili e antieconomici, ci sono i salumi e i formaggi tipici. Attualmente la produzione di latte e carne italiana è attuata con l’uso copioso di mangimi contenenti OGM in particolare soya rr e mays bt, ammessi dall’U.E.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Le produzioni zootecniche OGM free, che già ci sono e nessuno le vieta, restano e resteranno un prodotto di nicchia, proprio perché i costi di produzione sono più alti.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Se le coltivazioni erbacce OGM fossero antieconomiche, ci dovrebbe spiegare come mai milioni di agricoltori le hanno scelte nel mondo (perché in realtà o aumentano le produzioni o abbassano i costi dei trattamenti) e perché i mangimi OGM-free sono molto più costosi.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Obbligare le produzioni zootecniche destinate ai prodotti tipici (cioè gran parte della zootecnia italiana) a scegliere la via degli OGM-free equivale a determinare un generale aumento dei costi di produzione per un settore che è in crisi totale.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Occorre che gli allevatori si oppongano a quest’assurdità! </span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Anche perché è davvero impossibile reperire sul mercato le migliaia di tonnellate di mangime OGM free necessarie alla produzione dei formaggi e dei salumi tipici, visto che l’80%della soya utilizzata in Italia è OGM.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Lei scrive: </span></p>
<p><em><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">“Tre italiani su quattro (74%) sono convinti che i prodotti contenenti OGM non fanno bene alla salute secondo le indagini Coldiretti Ispo sulle abitudini alimentari”</span></em></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Per forza sono stati terrorizzati da un bombardamento di scemenze, senza alcun fondamento scientifico, fatto dai fanatici ambientalisti, e ripreso da tutti i media. </span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">- Come l’allarme per le allergie mortali della fragola OGM, con i geni del pesce artico, (Paissan dei verdi) mentre la fragola artica e un prodotto inesistente, mai stato commercializzato.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">- O come nel caso della campagna anti OGM di Mario Capanna amplificata da tutti i media e finanziata da si sa chi, e poco dopo la COOP è uscita con la linea di latte OGM-free (come se il latte OGM-free fosse migliore!)</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Dovrebbe essere il ruolo della coldiretti quello di tutelare una corretta informazione sull’alimentazione invece a quanto vedo rifate il verso ai fanatici ambientalisti.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Lei scrive: </span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>“Il consumatore ha le idee ben chiare; i consumatori non hanno alcuna intenzione di acquistare alimenti transgenici, a fronte di un aumento dei rischi (anche solo potenziali) legati al consumo di organismi transgenici, non si ottiene alcun tipo di vantaggio…….La crescente opposizione del biotech nel piatto non è per le Imprese agricole il frutto di una scelta ideologica, ma economica a tutela dell’Impresa , la nostra agricoltura dovrebbe abbandonare una strategia sicura, basata sulla qualità, sulla tracciabilità e sicurezza alimentare per far posto ad un a produzione omologante.</em> <em>Comprensiva, oltretutto di costi gestionali per gli operatori del settore agroalimentare nella separazione delle filiere, e con un irreversibile impatto ambientale ed una limitazione di scelta per i consumatori.”</em></span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Per fare queste affermazioni dovrebbe dimostrare, punto per punto, ma con pubblicazioni scientifiche, non con le fandonie del WWF:</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">- I rischi della soya rr e del mays bt.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">- L’irreversibile impatto ambientale della soya rr e del mays bt (manca solo che siano accusati di essere la causa del riscaldamento globale, come fanno con la zootecnia, che si chiude la fiera del catastrofismo.) Visto che le colture OGM sono ormai la maggior parte del seminato nel mondo (escluso la UE) è in atto un irreversibile impatto ambientale?</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">- La diminuzione della qualità di latte e carne, italiani, attualmente prodotti con OGM.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">- La diminuzione della tracciabilità di latte e carne, italiani, attualmente prodotti con OGM.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">- La diminuzione della sicurezza di latte e carne, italiani, attualmente prodotti con OGM.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">- La diminuzione della strategia sicura nella produzione di latte e carne, italiani, attualmente prodotti con OGM.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">- L’omologazione e l’appiattimento dei salumi e dei formaggi tipici, fatti con latte e carne, italiani, attualmente prodotti con OGM.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Gli OGM sia la soya rr sia il mays bt sono coltivati, a parità di condizioni, con un minor uso di disinfestanti, il primo, e antiparassitari il secondo, si presume quindi che contengano meno residui, chimici.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">In realtà il mays bt che è un prodotto OGM resistente alla piralide contiene meno micotossine cancerogene (fumonisine) fino anche a un fattore dieci, perché essendoci meno marciumi dovuti alla piralide, si sviluppano meno le micotossine. Paradossalmente il latte OGM free, a es quello della COOP, spacciato per migliore, potrebbe contenere una concentrazione di micotossine cancerogene, e di residui chimici, più alta del latte in vendita in Italia che è tutto prodotto con mangimi OGM. La stessa cosa vale per i salumi.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">L’unico valore aggiunto dei prodotti OGM è l’aumento dei costi di produzione.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">E perché mai gli allevatori dovrebbero scegliere di fare un prodotto peggiore, e che costa di più?</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Paradossale il fatto che in U.E. unico esempio al mondo si possano consumare gli OGM (17) ma non si possano coltivare con gli evidenti vantaggi.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Sempre paradossale il fatto che tutte le coltivazioni erbacce seminate in Italia siano geneticamente modificate ( con le radiazioni gamma, x, e teratogeni) mentre gli OGM che cambiano solo per la tecnica siano demonizzati, vietati, senza alcun fondamento scientifico.<br />
La strada è quella di considerare alimenti comuni gli OGM e di nicchia gli OGM free come è di fatto adesso in tutto il mondo, e come è di fatto in Italia per tutte le produzioni zootecniche che sono nella quasi totalità ottenute con OGM.</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Delle domande invece sull’ortofrutta:</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Facciamo l’esempio di un vino, se ci fosse un vitigno OGM, ovviamente atossico come tutti gli OGM ammessi, ad esempio un cabernet, resistente alle gelate, o a delle malattie quindi con la possibilità di diminuire i trattamenti chimici, (come di fatto avviene per gli attuali OGM) lei ne chiederebbe il divieto?</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Senza alcuna motivazione scientifica? </span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Solo per non contrariare dei fanatici ambientalisti?</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Lo stesso esempio vale per qualsiasi prodotto ortofrutticolo. L’ingegneria genetica potrebbe determinare in futuro, il completo abbandono dei trattamenti chimici, cioè un prodotto biologico, ma OGM. Lei ne chiederebbe il divieto? Chiederebbe che le uve di questo vigneto OGM non si possano usare nella produzione di vini doc?</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Nel caso affermativo si porrebbe come la chiesa davanti a Galileo.</span></p>
<p class="western" style="margin-bottom: 0in;"><span style="color: #000000;">“<span style="font-size: small;"><em><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Il Cardinale Bellarmino a Galileo che lo invitava a guardare nel cannocchiale perché, osservando i movimenti dei satelliti di Giove, si convincesse del moto della terra attorno al Sole, rispondeva: non ho bisogno di guardare il cannocchiale, mi basta la Bibbia&#8221;.</span></em><br />
<em><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Da : “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht</span></em></span></span></p>
<p class="western" style="margin-bottom: 0in;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">A proposito di Galileo la invito alla lettura della lettera sugli OGM dell’associazione Galileo 2001 di cui sono socio.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.galileo2001.it/identita/comunicati/060117_lettera_aperta.php" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><span style="color: #800080;">http://www.galileo2001.it/identita/comunicati/060117_lettera_aperta.php</span></span></span></a></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Invierò questa mia protesta a tutti i soci dell’associazione.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Un’altra domanda:</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">E’ vero, come dicono i dirigenti della regione Lombardia, che alla stesura della normativa nitrati (5868) della regione Lombardia, lei con gli altri rappresentanti, ha chiesto di sostituire l’obbligo degli agricoltori a utilizzare i reflui zootecnici, (per un risparmio economico e energetico, e per diminuire l’inquinamento in falda) con la dicitura “adesione volontaria”?</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Inguaiandoci per sempre? Favorendo di fatto la vendita dei concimi minerali e la speculazione sulle concessioni-spandimento, anche in zone non vulnerabili.</span><br />
<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Tra normativa nitrati e divieto degli OGM, vuole ridurre la zootecnia Lombarda e italiana ad una produzione di nicchia?</span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Cioè: ci vuole portare alla malora?</span></p>
<p class="western" style="margin-bottom: 0in; text-align: right;">articolo di <em>Claudio Costa</em></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/veterup/~4/403354240" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Argentina, cisterne per le emissioni delle mucche</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 22:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Allevamento]]></category>

		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

		<category><![CDATA[Salute animale]]></category>

		<category><![CDATA[bovini]]></category>

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		<description><![CDATA[
la Repubblica.it &#124; Che i rutti, le feci e le flatulenze delle mucche siano responsabili dell&#8217;effetto serra oramai è una certezza. Ma i ricercatori ancora non hanno trovato un accordo sul peso delle emissioni addebitabili ai bovini. Così un team di scienziati argentini del National Institute of Agricultural technology di Castellar ha messo a punto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veterup.com/wp-content/uploads/mucca_gas.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-169" title="mucca_gas" src="http://www.veterup.com/wp-content/uploads/mucca_gas-500x337.jpg" alt="" width="500" height="337" /></a><strong></strong></p>
<p><strong>la Repubb</strong><strong>lica.it </strong>| Che i rutti, le feci e le flatulenze delle mucche siano responsabili dell&#8217;effetto serra oramai è una certezza. Ma i ricercatori ancora non hanno trovato un accordo sul peso delle emissioni addebitabili ai bovini. Così un team di scienziati argentini del National Institute of Agricultural technology di Castellar ha messo a punto uno scenografico metodo per collezionare le emissioni animali. Una cisterna gonfiabile in plastica leggera viene montata sul dorso delle mucche e collegata agli ignari bovini, &#8220;un sistema non invasivo - assicurano i ricercatori - che permetterà di analizzare i gas emessi dagli animali e avere dati precisi&#8221;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/mucche-inquinanti/1.html" target="_blank"><strong>foto e articolo orginale</strong></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong>Commento di Claudio Costa:</strong></p>
<p>LA FIERA DELLE FLATULENZE</p>
<p>Guardatevi la figura 7!</p>
<p>Da veterinario zootecnico che il sistema non sia invasivo: è una balla clamorosa!</p>
<p>Hanno inserito una cannula bucando l’addome fino al rumine ( operazione di emergenza in caso di meteorismo ruminale). In Europa una sperimentazione simile non sarebbe mai stata autorizzata.</p>
<p>Io una bella cannula nel cieco la infilerei a quello che ha inventato questo sistema. Il sistema è invasivo e a rischio peritonite, potrebbe essere anche da denuncia alla protezione animali.</p>
<p>Aggiungo che  il tentativo non è quello di misurare il metano prodotto dai ruminanti, come affermato da Repubblica, ma recuperarlo.<br />
Si conosco da decine di anni le emissioni dei ruminanti al variare di centinaia di diete diverse, ci sono infatti le camere metaboliche dove i gas delle emissioni sono analizzati.</p>
<p>Nel sacco sopra il dorso della povera vacca invece non defluirà tutto il metano, che continuerà, in granparte ad essere emesso con l&#8217;eruttazione, ma c&#8217;è il rischio che siano captati nel sacco anche gli a.g.v. (acidi grassi volatili) oltre al metano. Questo sarebbe un danno eorme per il bovino perchè gli a.g.v. fanno parte del nutrimento dell&#8217;animale in quanto sono assorbiti dalla parete del rumine.</p>
<p>L’effetto serra zoogenico è inesistente gli animali come gli uomini mettono in circolo il carbonio prelevato dalle piante qualche mese prima, non c’è perturbazione aggiuntiva come nella combustione dei carburanti fossili.</p>
<p><strong>Altri articoli di veterUp.com sull&#8217; argomento:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.veterup.com/2008/09/critica-a-una-mucca-salvera-il-mondo-di-claudio-costa/">www.veterup.com/2008/09/critica-a-una-mucca-salvera-il-mondo-di-claudio-costa/</a></li>
<li><a href="http://www.veterup.com/2008/08/una-mucca-inquina-come-unauto/">www.veterup.com/2008/08/una-mucca-inquina-come-unauto/</a></li>
</ul>
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