Giu 08

La cute ha numerose ed importanti funzioni: mette l’organismo in rapporto con il mondo esterno ed è pertanto ricca di terminazioni per ricevere i vari stimoli (tattili, termici, di pressione); protegge l’organismo contro la perdita d’acqua, le invasioni dei microbi, il freddo, il caldo, partecipa alla termoregolazione, ha funzione escretoria sia attraverso le ghiandole sudoripare sia con il rinnovamento continuo dell’epidermide.
I nostri animali durante la stagione fredda infoltiscono il loro pelo che perderanno successivamente con l’arrivo della primavera. Non allarmatevi quindi se il vostro amico “si spoglia” inondandovi la casa di peli. A questo proposito va ricordato che la muta non è condizionata tanto dal caldo e dal freddo, quanto dei raggi ultravioletti; quindi inverni soleggiati anticipano facilmente il periodo di muta.
Anche gli agenti chimici trovano un naturale ostacolo nella pelle anche al sottile strato di grasso che ricopre il mantello nella maggior parte degli animali. A tutti, spero, sarà capitato di osservare una famigliola di anatre intente a farsi la toilette; prima di lisciarsi le penne con il becco prelevano da una particolare zona del corpo un po’ di grasso per impermeabilizzare il piumaggio. Anche i nostri amici a quattro zampe hanno un loro meccanismo di protezione.
Un cane che entra in uno stagno in pieno inverno si bagna il pelo ma non la pelle, che rimane asciutta e protetta dal freddo.
Evitiamo, quindi, di asportare con lavaggi troppo frequenti questo film protettivo.
Quando, tuttavia, dobbiamo procedere ad un bagno di pulizia utilizziamo saponi acidi al fine di non alterare il pH della cute: sono reperibili in qualsiasi farmacia.
Come dobbiamo comportarci di fronte ad un paziente con problemi cutanei?
Quando il vostro cane o gatto assumono degli atteggiamenti particolari, o non consoni alle sue abitudini, cercate di osservarlo attentamente.
Una perdita di pelo non uniforme, un accentuarsi del prurito, la presenza di forfora in quantità eccessiva, possono essere i primi sintomi di affezioni cutanee anche gravi e in alcuni casi trasmissibili anche all’uomo.
Non ricorrete al consiglio dell’amico che ha curato il proprio cane con “quella medicina che gli ha fatto tanto bene” nel vostro caso potrebbe essere inutile o addirittura dannoso.
Se avete somministrato farmaci fatelo presente senza aver paura di essere accusati d’incompetenza. In numerosi casi un intervento terapeutico non segnalato può rendere inattendibili alcuni esami di laboratorio collaterali, che il caso richiede.
Una volta effettuata la diagnosi, la terapia che ne consegue deve essere effettuata con scrupolo, seguendo alla lettera le indicazioni del vostro medico.
Spesso ho potuto osservare casi di rogna sarcoptica (scabbia) non guariti perché il proprietario, interpretando male le mie indicazioni, non aveva trattato alcune aree del corpo come la bocca, gli occhi, o addirittura tutta la testa, in quanto le aveva giudicate pericolose; o casi di dermatomicosi (tigna) con gravi ricadute dovute all’interruzione dei farmaci prescritti in seguito alla ricrescita del pelo, che spesso viene interpretata come segno di guarigione.

PRONTO SOCCORSO IN DERMATOLOGIA

Ecco una breve guida di comportamento in caso d’incidenti dermatologici in attesa dell’intervento del veterinario.
FERITE
SI
In caso di ferite molto sporche lavare sempre con acqua e sapone. Tamponare una eventuale perdita di sangue e applicare un laccio emostatico a monte della lesione, quando la sede lo consente.
Il laccio va rimosso ogni 30 secondi, per alcuni minuti; oppure tamponare con una garza esercitando una pressione costante ed uniforme per alcuni minuti.
NO
Evitare l’uso di cotone idrofilo, polveri o alcool, NO a bendaggi troppo stretti.
USTIONI DA CALORE
SI
Quando l’estensione della zona colpita è limitata (mozzicone di sigaretta), immergere in acqua fredda e bendare dopo aver applicato una pomata antibiotica e antinfiammatoria. Se la lesione è estesa fasciare con apposita garza medicata.
USTIONI CHIMICHE
SI
Asciugare bene la parte colpita con carta assorbente. Se l’ustione è stata provocata da un ACIDO (acido muriatico, o acidi per lo sviluppo fotografico), lavare abbondantemente la ferita con acqua e aceto. Se l’ustione è stata provocata da una BASE (candeggina, ammoniaca), lavare abbondantemente con acqua e bicarbonato di sodio. È molto importante osservare questa distinzione, perché il trattamento delle ustioni in modo scorretto sviluppa una reazione che peggiora la situazione, quindi:
NO
Lavare ustioni da candeggina con acqua e aceto.
PULCI
SI
Se il vostro amico ha il pelo pieno di pulci si può provvedere con un bagno antiparassitario, se i parassiti sono pochi e isolati possono bastare antiparassitari spot-on, o collari antipulci.

Fonti immagini:
http://www.canigattieco.com
http://www.canedapastoretedesco.info/sezione-epidermide
http://www.dog-health-guide.org/images
http://www.difossombrone.it/images
http://www.aafp.org

Prof. Franco MANTELLI | Istituto di Clinica Medica Università di Milano e DomusVet.it

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Mag 14

La leishmaniosi è una malattia parassitaria del cane, che può trasmettersi anche all’uomo, sostenuta da un protozoo: la leishmania donovani. Questo parassita è presente in molte regioni dell’America centro-meridionale, dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa. In Italia si riscontra soprattutto nelle regioni centro- meridionali ed insulari.

IL FLEBOTOMO: LA PICCOLA ZANZARA PORTATRICE DELLA LEISHMANIA
La trasmissione di questo protozoo avviene attraverso una zanzara particolare (flebotomo, detto anche pappatace), che funge così da veicolatore. L’insetto infetto pungendo il cane (o, ahinoi, l’uomo) inocula e leishmanie, che vengono prontamente fagocitate da cellule deputate alla difesa dell’organismo. Purtroppo non tutte queste cellule riescono a distruggere il parassita che, moltiplicandosi all’interno del proprio “ospite”, finisce con l’avere la meglio su di loro. Le leishmanie liberate vengono inglobate da altre cellule e il ciclo si ripete. Così facendo il parassita invade progressivamente diversi organi (midollo osseo, fegato, linfoghiandole, cute, ecc.).

SINTOMI FREQUENTI
I sintomi che vengono accusati nel caso d’infestione da leishmania sono molteplici, proprio in virtù delle modalità e dei tempi di invasione del parassita. Spesso i soggetti ammalati vengono portati dal veterinario solo per la presenza di un sintomo, quale il progressivo dimagramento o il facile affaticamento. Ed è proprio il medico che ad una visita scrupolosa e attenta scopre altri sintomi.
SINTOMI CUTANEI
CUTE
In genere quelli cutanei sono i più frequenti, si ha una rarefazione del pelo (alopecia), che di solito interessa zone simmetriche e la presenza di forfora sul mantello. La testa e gli arti sono le parti più colpite. Si può inoltre riscontrare, ma meno frequentemente, anche una forma ulcerativa che si localizza generalmente sulle zampe (cuscinetti plantari, in particolar modo). Le stesse lesioni possono essere presenti a livello delle narici, dove si può avere una perdita di sangue saltuaria (epistassi). Una forma pustolosa, ancora più rara, può essere riscontrata sul torace e sul ventre dell’animale.
ALTRI SINTOMI CHE SONO UN SEGNALE D’ALLARME
Altri sintomi frequenti, che il veterinario può osservare nel corso della visita, sono: la febbre, l’ingrossamento dei linfonodi, la presenza di unghie sproporzionatamente lunghe (onicogrifosi) e l’anemia. La malattia, però, può colpire anche L’OCCHIO, con forme più o meno gravi di cheratocongiuntivite, quasi sempre bilaterale, L’APPARATO SCHELETRICO con la manifestazione di zoppie, dovute essenzialmente al dolore localizzato alle articolazioni, e l’INTESTINO, con diarrea che si presenta talora sanguinolenta. Infine, possono essere ancora presenti un ingrossamento del fegato e della milza e, frequentemente, DANNI RENALI che col passare del tempo evolvono in stati d’insufficienza renale talmente gravi da poter essere difficilmente recuperati.
UNA MALATTIA DIFFICILE DA DIAGNOSTICARE
I molteplici aspetti clinici della Leishmaniosi ne fanno una malattia complessa e di difficile diagnosi. Di fronte a sintomi sospetti, dunque, è meglio presentarsi subito dal veterinario che procederà ad una visita accurata e ordinerà quegli esami ed indagini di laboratorio in grado di confermare o meno la presenza della malattia. Una forma meno grave è sostenuta da un altro tipo di leishmania, in questo caso le lesioni rimangono limitate alla cute; si ha la presenza di papule che evolvono successivamente in ulcere, destinate a guarire spontaneamente con la formazione di piccole cicatrici.
TERAPIA
Il trattamento della Leishmaniosi si basa sull’impiego di composti a base d’antimonio per via intramuscolare profonda per due cicli di 10-15 giorni ciascuno, intervallati da un periodo di sospensione di due settimane. L’esperienza dimostra che la terapia porta solitamente ad un miglioramento e –in diversi casi- alla guarigione clinica, ma le ricadute sono possibili. L’estendersi della malattia a regioni finora indenni e la pericolosità che tale parassitosi riveste anche per la salute dell’uomo rendono necessario poter disporre in tempi brevi di un farmaco in grado di risolvere efficacemente il problema.

SI STA STUDIANDO UN VACCINO PER L’UOMO E IL CANE
È in corso la messa a punto di un vaccino in grado di proteggere sia l’uomo che il cane, ma occorre ancora il tempo di verificarne l’efficacia.

Purtroppo, al momento la soppressione dell’animale infetto rappresenta talora l’unica soluzione possibile sia per il soggetto ammalato, sia per limitare l’eventualità di ulteriori contagi. Va comunque sottolineato che, secondo dati aggiornati, non sono mai stati messi in relazione casi di Leishmaniosi a danno degli esseri umani con l’eventuale presenza di cani ammalati in casa.
La Leishmaniosi rientra nella categoria di quelle patologie che sono comuni sia all’animale che all’uomo , ovvero malattie che i nostri amici pelosi possono trasmettere all’uomo (zoonosi) e viceversa (antropozoonosi) . Vorrei comunque ricordare, e sottolineare, che tanti colleghi passano “a miglior vita” per raggiunti limiti di età e non per malattie contratte nell’esercizio della professione.

Questa zoonosi necessita di UN MALATO e di UNA ZANZARA PARTICOLARE (FLEBOTOMO) che punge il cane, succhia il parassita, lo alleva amorevolmente nella sua pancetta, lo trasferisce alle proprie ghiandole salivari, poi , la maledetta, inocula , con la sua saliva, il parassita nel nuovo ospite. La cosa non è impossibile , ma statisticamente poco probabile. L’animale uomo è normalmente più attento all’attacco delle zanzare, tra fornellini, repellenti, spray, lampade dai colori psichedelici, zanzariere ….e chi più ne ha più ne metta …riesce più o meno a difendersi dai noiosi animaletti volanti. Perchè non pensiamo di applicare tali presidi preventivi anche al povero Fido? Dormire fuori , dopo il tramonto, a Lui/Lei non glie ne frega niente. La bella casa del suo padrone, anche se è una topaia, protetta dalle zanzariere, magari anche condizionata , stare vicino vicino al suo “signore e padrone”, è la sua felicità… e la più efficace delle prevenzioni Perchè non applichiamo anche a Loro quello che funziona per noi?

Prof. Franco MANTELLI | Istituto di Clinica Medica Università di Milano e DomusVet.it

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Apr 12

Siamo tornati da una passeggiata, Fido ha corso, ha fatto il bagno nello stagno, ha giocato con la sua amichetta prediletta…in pratica è un super Fido in perfetta forma. Improvvisamente e senza alcun segno premonitore il nostro amico ruota la testa da un lato, non riesce a tenere la lingua al suo posto, oppure può avere un atteggiamento innaturale ed insolito.
Cosa sarà mai successo?

Il sangue circola liberamente nei grossi vasi (arterie e vene) che nel loro continuo diramarsi verso la periferia diventano sempre più piccole fino a formare il letto capillare che, in ultima istanza, è la parte dell’apparato circolatorio deputato agli scambi con i vari organi. Il fegato , il rene, il cervello, i muscoli funzionano solo e grazie al
continuo, ed è proprio il caso di dirlo, “capillare”, scambio di sostanza fra tra l’organo interessato e il sangue. Le cellule che compongono un determinato organo ed apparato sono un po’ “egoiste” ed il “cibo” che ricevono dal sangue lo cedono mal volentieri alle cellule vicine, per cui se questo viene a mancare… il digiuno è garantito. Quando un vaso si ostruisce, l’apporto nutrizionale al distretto irrorato cessa improvvisamente. Il meccanismo per cui in un vaso si venga a formare un “tappo” (trombo) è complesso e coinvolge numerosi fattori.
Nel sangue oltre ai globuli rossi e bianchi esistono altri elementi corpuscolari: le piastrine ed una speciale colla fluida detta fibrina. Quest’ultima mantiene il suo stato di fluidità fino a quando non intervengono alcuni fattori “catalizzanti”. Quando Fido si ferisce sono proprio le piastrine e la fibrina i principali artefici dell’arresto dell’emorragia; le prime accorrono le prime accorrono numerose in sede di lesione aggregandosi, la fibrina perde la sua fluidità …ed il tappo… è fatto.


Questo funzionale meccanismo è estremamente utile, anzi direi indispensabile, quando l’organismo subisce un trauma o una ferita. Le complicazioni subentrano quando…il “tappo” si forma senza richiesta da parte dell’organismo. Solitamente sono i vasi più piccoli (rete capillare) a trombizzarsi; ed il danno è tanto più evidente quanto più il distretto interessato è vitale per l’intero organismo. Un trombo che si forma in un muscolo, una porzione cutanea nel polmone, provocherà una necrosi localizzata che non sarà così fastidiosa. È il sistema nervoso l’imputato principale, il quale risente incredibilmente di qualsiasi mancanza d’alimento. Il letto capillare cerebrale, se paragonato ai chilometri di piccole arterie e vene periferiche, costituisce solo una piccola porzione del letto capillare globale, ma se le statistiche non sono solo numeri…i fatti ischemici cerebrali sono purtroppo delle realtà. La sintomatologia che ne deriva è strettamente legata al distretto che il sistema nervoso centrale (cervello) coinvolge e “dirige”. se viene interessata una porzione vitale, che ad esempio regola il battito del cuore… Fido ci abbandonerà per sempre. Se viene interessata una porzione motoria Fido si muoverà con difficoltà ed incertezza; Anche il bene noto infarto, non è altro che un piccolo “tappo” che va ad occludere una o più delle già tanto citate arterie del letto capillare, che nel caso specifico portano alimento al cuore. L’infarto cardiaco è, per i nostri amici, un evento poco frequente, mentre no sono rari i casi d’ischemia anche gravi al sistema nervoso centrale (ictus).

Fino ad ora abbiamo parlato di trombi (tappi), ma tappi simili ai trombi (emboli), possono verificarsi anche indipendentemente da quanto ora accennato (piastrine, fibrina, etc.). una iniezione “fatta male” che immette in circolo una sostanza poco solubile (olio) può provocare un “tappo antipatico”, come pure la presenza di aria o di un pool di cellule (derivata da una neoplasia) possono impedire il regolare afflusso di sangue ad un determinato distretto dell’organismo. Non sono tuttavia solo i piccoli capillari a “soffrire” di queste patologie, anche arterie e vene di grosso calibro possono occludersi o “restringersi”, è la situazione che si verifica quando il colesterolo ed altre sostanze simili si depositano sulla parete vasale con un processo lento, ma inesorabile. Da queste placche (ateromatose) possono inoltre staccarsi dei frustoli di materiale (emboli) che nel loro girovagare troveranno un vaso da tappare. Anche in seguito ad un intervento chirurgico possono forarsi dei “tappini” circolanti, evento tuttavia abbastanza raro, ma comunque contemplato nei rischi chirurgici. Esistono farmaci che inibiscono la formazione dei trombi inibendo l’aggregazione delle piastrine, ma attenzione ai traumi ed alle ferite, il sanguinamento potrebbe essere difficile a controllare.
Prof. Franco MANTELLI | Istituto di Clinica Medica Università di Milano e DomusVet.it

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