Ago 30
Bovini e vetture emettono quantità simili di biossido di carbonio
MARCO ZATTERIN
CORRISPONDENTE DA BRUXELLES
Una mucca inquina quasi come un’auto. Produrre un chilo di carne col metodo tradizionale, dunque macellando capi allevati nei campi e all’aria aperta, genera lo stesso quantitativo di biossido di carbonio di un viaggio a quattro ruote fra Torino e Milano (120 chilometri circa). Una analoga quantità di formaggio danneggia l’ambiente come una corsa dalla Mole a Vercelli (75 km), mentre con le emissioni provocate da mille grammi di maiale si arriva dalle parti di Chivasso. Morale: per salvare il pianeta bisognerebbe diventare vegetariani; o concentrare le mandrie nelle fattorie-industria e rinunciare il più possibile al mito «bio», ecologico solo nelle intenzioni. Farà aggrottare parecchie sopracciglia il messaggio che arriva da un rapporto di Foodwatch, organizzazione tedesca che vigila sulla protezione dei consumatori. Nel documento i tecnici dell’Ioew, l’istituto di ricerca economico-ambientale, rilanciano un concetto che ha sempre avuto (senza esserlo) l’aura di una leggenda metropolitana: «le vacche sono una bomba climatica». Che i placidi bovini emettessero gas in quantità era un fatto assodato, ma colpisce la dimensione del fenomeno. Gli scienziati hanno quantificato che la sola agricoltura federale è responsabile per 133 milioni di tonnellate di emissioni CO2 equivalenti, solo il 14% in meno di quanto viene scaricato nell’area da tutto il pesante traffico automobilistico dell’intera Germania (152 milioni).

Ne sono la causa i gas emessi da milioni di bovini e ovini, ma anche i pesticidi e gli erbicidi utilizzati per mantenere i pascoli. Non solo. Una grossa quantità di biossido di carbonio contenuta nel terreno - secondo gli scienziati tedeschi - viene liberata nel momento in cui si trasformano le aree incolte in appezzamenti agricoli. Bisognerebbe, afferma lo studio, limitare l’allargamento delle zone coltivate, ripristinare i compi brulli e selvaggi e concentrare quanto più possibile la produzione. «Sarebbe opportuno tornare a mangiare carne solo la domenica», ha spiegato Thilo Bode, numero uno di Foodwatch. Per poi aggiungere la più dolente delle note per gli appassionati dell’alimentazione organica. «Se credete che comprare carne “bio” aiuti il pianeta vi sbagliate di grosso», ha affermato. Cifre alla mano, viene fuori che 120 chilometri di inquinamento automobilistico generati da un chilo di bistecche diventano 70 se la produzione è intensiva. Come dire che la Chianina danneggia il pianeta più dei quarti usciti dai mostruosi allevamenti industriali. Qualcuno dovrebbe calcolare se ferire un po’ la terra può essere giustificato con più gusto e salute. Per gli scienziati tedeschi potrebbe essere il prossimo compito a casa.

La Stampa

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Giu 04

Il controllo delle nascite nella popolazione canina e felina è un dovere della nostra società che va di pari passo con il possesso responsabile dell’animale da compagnia e la lotta agli abbandoni. La sterilizzazione chirurgica è ad oggi l’unico metodo di prevenzione riconosciuto a livello internazionale e i medici veterinari italiani sono in grado di offrire questa prestazione con le massime garanzie di benessere per il paziente animale. La campagna della LAV ci trova concordi nelle motivazioni e nelle finalità e per questo l’ANMVI ha accordato il suo patrocinio”.

Il Presidente dell’ANMVI Carlo Scotti - ha così commentato l’iniziativa della LAV che questa mattina ha presentato alla stampa la campagna “Chi ama gli animali non fa nascere dei randagi”. L’obiettivo è la prevenzione del randagismo. Il target sono i cittadini proprietari ed aspiranti proprietari invitati all’adozione di un randagio e a sterilizzare il proprio cane e gatto anche per prevenire l’abbandono. La LAV ricorda che “sterilizzare il proprio amico a quattro zampe può evitare 70.000 nuovi randagi: questo è il numero di discendenti che un gatto o un cane può generare in pochi anni”.

La campagna informativa della LAV- che ha ricevuto anche il patrocinio della Federazione Nazionale Ordini Medici Veterinari Italiani (FNOVI) -è stata presentata questa mattina presso uno Studio veterinario di Roma, con la partecipazione del Presidente ANMVI Lazio: il medico veterinario dott. Marzio Gargiulo, del presidente della LAV Gianluca Felicetti e dell’attrice Daniela Poggi, insieme a numerosi amici a quattro zampe.

Richiamandosi alle competenze assegnate ai Comuni dalla Legge Finanziaria 2007 (“I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono prioritariamente ad attuare piani di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione”) la LAV ha scritto una lettera di sollecito a numerosi Comuni chiedendo loro di assolvere a tali obblighi, e al Presidente dell’ ANCI, Leonardo Domenici, affinché a sua volta possa sollecitare i Comuni su questa materia, dagli importanti risvolti etici ed economici.

“E’ importante informare le amministrazioni territoriali- conclude Scotti- perché in questi mesi, nel presentare il progetto LEAVET ci siamo accorti che molti Comuni non conoscono ancora queste disposizioni finanziarie, non le applicano o non le applicano correttamente. Come medici veterinari e come cittadini ci dobbiamo porre anche obiettivi di corretta gestione dei fondi pubblici per un’efficace contrasto del randagismo e del business che non di rado si porta dietro”. “La convergenza tra ANMVI e LAV - ha concluso Scotti- è una convergenza su principi ed obiettivi di civiltà”.

SCARICA LA LOCANDINA DELLA LAV.pdf (1.76 MB)

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Mag 14

La leishmaniosi è una malattia parassitaria del cane, che può trasmettersi anche all’uomo, sostenuta da un protozoo: la leishmania donovani. Questo parassita è presente in molte regioni dell’America centro-meridionale, dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa. In Italia si riscontra soprattutto nelle regioni centro- meridionali ed insulari.

IL FLEBOTOMO: LA PICCOLA ZANZARA PORTATRICE DELLA LEISHMANIA
La trasmissione di questo protozoo avviene attraverso una zanzara particolare (flebotomo, detto anche pappatace), che funge così da veicolatore. L’insetto infetto pungendo il cane (o, ahinoi, l’uomo) inocula e leishmanie, che vengono prontamente fagocitate da cellule deputate alla difesa dell’organismo. Purtroppo non tutte queste cellule riescono a distruggere il parassita che, moltiplicandosi all’interno del proprio “ospite”, finisce con l’avere la meglio su di loro. Le leishmanie liberate vengono inglobate da altre cellule e il ciclo si ripete. Così facendo il parassita invade progressivamente diversi organi (midollo osseo, fegato, linfoghiandole, cute, ecc.).

SINTOMI FREQUENTI
I sintomi che vengono accusati nel caso d’infestione da leishmania sono molteplici, proprio in virtù delle modalità e dei tempi di invasione del parassita. Spesso i soggetti ammalati vengono portati dal veterinario solo per la presenza di un sintomo, quale il progressivo dimagramento o il facile affaticamento. Ed è proprio il medico che ad una visita scrupolosa e attenta scopre altri sintomi.
SINTOMI CUTANEI
CUTE
In genere quelli cutanei sono i più frequenti, si ha una rarefazione del pelo (alopecia), che di solito interessa zone simmetriche e la presenza di forfora sul mantello. La testa e gli arti sono le parti più colpite. Si può inoltre riscontrare, ma meno frequentemente, anche una forma ulcerativa che si localizza generalmente sulle zampe (cuscinetti plantari, in particolar modo). Le stesse lesioni possono essere presenti a livello delle narici, dove si può avere una perdita di sangue saltuaria (epistassi). Una forma pustolosa, ancora più rara, può essere riscontrata sul torace e sul ventre dell’animale.
ALTRI SINTOMI CHE SONO UN SEGNALE D’ALLARME
Altri sintomi frequenti, che il veterinario può osservare nel corso della visita, sono: la febbre, l’ingrossamento dei linfonodi, la presenza di unghie sproporzionatamente lunghe (onicogrifosi) e l’anemia. La malattia, però, può colpire anche L’OCCHIO, con forme più o meno gravi di cheratocongiuntivite, quasi sempre bilaterale, L’APPARATO SCHELETRICO con la manifestazione di zoppie, dovute essenzialmente al dolore localizzato alle articolazioni, e l’INTESTINO, con diarrea che si presenta talora sanguinolenta. Infine, possono essere ancora presenti un ingrossamento del fegato e della milza e, frequentemente, DANNI RENALI che col passare del tempo evolvono in stati d’insufficienza renale talmente gravi da poter essere difficilmente recuperati.
UNA MALATTIA DIFFICILE DA DIAGNOSTICARE
I molteplici aspetti clinici della Leishmaniosi ne fanno una malattia complessa e di difficile diagnosi. Di fronte a sintomi sospetti, dunque, è meglio presentarsi subito dal veterinario che procederà ad una visita accurata e ordinerà quegli esami ed indagini di laboratorio in grado di confermare o meno la presenza della malattia. Una forma meno grave è sostenuta da un altro tipo di leishmania, in questo caso le lesioni rimangono limitate alla cute; si ha la presenza di papule che evolvono successivamente in ulcere, destinate a guarire spontaneamente con la formazione di piccole cicatrici.
TERAPIA
Il trattamento della Leishmaniosi si basa sull’impiego di composti a base d’antimonio per via intramuscolare profonda per due cicli di 10-15 giorni ciascuno, intervallati da un periodo di sospensione di due settimane. L’esperienza dimostra che la terapia porta solitamente ad un miglioramento e –in diversi casi- alla guarigione clinica, ma le ricadute sono possibili. L’estendersi della malattia a regioni finora indenni e la pericolosità che tale parassitosi riveste anche per la salute dell’uomo rendono necessario poter disporre in tempi brevi di un farmaco in grado di risolvere efficacemente il problema.

SI STA STUDIANDO UN VACCINO PER L’UOMO E IL CANE
È in corso la messa a punto di un vaccino in grado di proteggere sia l’uomo che il cane, ma occorre ancora il tempo di verificarne l’efficacia.

Purtroppo, al momento la soppressione dell’animale infetto rappresenta talora l’unica soluzione possibile sia per il soggetto ammalato, sia per limitare l’eventualità di ulteriori contagi. Va comunque sottolineato che, secondo dati aggiornati, non sono mai stati messi in relazione casi di Leishmaniosi a danno degli esseri umani con l’eventuale presenza di cani ammalati in casa.
La Leishmaniosi rientra nella categoria di quelle patologie che sono comuni sia all’animale che all’uomo , ovvero malattie che i nostri amici pelosi possono trasmettere all’uomo (zoonosi) e viceversa (antropozoonosi) . Vorrei comunque ricordare, e sottolineare, che tanti colleghi passano “a miglior vita” per raggiunti limiti di età e non per malattie contratte nell’esercizio della professione.

Questa zoonosi necessita di UN MALATO e di UNA ZANZARA PARTICOLARE (FLEBOTOMO) che punge il cane, succhia il parassita, lo alleva amorevolmente nella sua pancetta, lo trasferisce alle proprie ghiandole salivari, poi , la maledetta, inocula , con la sua saliva, il parassita nel nuovo ospite. La cosa non è impossibile , ma statisticamente poco probabile. L’animale uomo è normalmente più attento all’attacco delle zanzare, tra fornellini, repellenti, spray, lampade dai colori psichedelici, zanzariere ….e chi più ne ha più ne metta …riesce più o meno a difendersi dai noiosi animaletti volanti. Perchè non pensiamo di applicare tali presidi preventivi anche al povero Fido? Dormire fuori , dopo il tramonto, a Lui/Lei non glie ne frega niente. La bella casa del suo padrone, anche se è una topaia, protetta dalle zanzariere, magari anche condizionata , stare vicino vicino al suo “signore e padrone”, è la sua felicità… e la più efficace delle prevenzioni Perchè non applichiamo anche a Loro quello che funziona per noi?

Prof. Franco MANTELLI | Istituto di Clinica Medica Università di Milano e DomusVet.it

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Apr 20

A CremonaFiere per valorizzare e tutelare i componenti della filiera della carne suina italiana, la migliore sul mercato mondiale: da oggi fino a sabato 19 aprile QualyPig coinvolgerà allevatori, tecnici, veterinari, intermediari di servizi, macellatori, trasformatori, ricercatori e distributori, per aggiornarsi e confrontarsi sulle azioni comuni da intraprendere al fine di difendere e valorizzare al meglio il lavoro degli operatori di questo settore.

Quindici gli appuntamenti in programma, dalla tracciabilità e certificazione, agli aspetti qualitativi e nutrizionali dei prodotti finiti, dal rapporto tra ambiente e allevamenti, all’ alimentazione negli allevamenti, fino all’ innovazione nella fecondazione artificiale. Al calendario di QualyPig hanno contribuito Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani), e Sivar (Società italiana veterinari animali da reddito). Gli incontri rilevanti per i medici veterinari culmineranno sabato con un convegno dedicato alla Sicurezza Alimentare della carne suina, organizzato dall’ANMVI con la partecipazione dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e del Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria del Ministero della Salute. L’obiettivo è di richiamare l’attenzione del consumatore sulle opportunità che derivano dal contributo che tutti gli attori della filiera stanno fornendo per produrre carne ed insaccati sicuri. Continue reading »

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Apr 11

“Non esiste alcun rischio di una nuova epidemia della BSE. Niente panico”. Lo afferma il Commissario straordinario del Governo per le emergenze zootecniche, Ettore Ianì, dopo i due casi mortali in Spagna della variante umana dell’ Encefalopatia spongiforme del bovino, nota come Mucca Pazza.

“L’esperienza della crisi scoppiata sin dal 1986, quando la malattia fu individuata per la prima volta nel Regno Unito, ha messo in moto una serie di iniziative che consentono ai consumatori di essere tranquilli - rassicura Ianì - In tutti i Paesi europei è stato adottato un intenso ed efficace programma di sorveglianza e prevenzione. In Italia, in particolare, queste azioni sono state coordinate dal Ministero della Salute e dal Centro di referenza nazionale per la BSE dell’Istituto Zooprofilattico di Torino.

La attività di monitoraggio si poggia sulla sorveglianza di tutti gli animali macellati sopra i 30 mesi o morti in allevamento sopra i 24 mesi. Tra il 2001 e il 2007 abbiamo affrontato costi pari a 443 milioni di euro. Di questi 164.000.000 sono stati utilizzati per l’attività dei laboratori diagnostici e del Centro di referenza nazionale per le encefalopatie spongiformi. Tutto ciò ci consente di sostenere con serenità che la BSE in Italia, grazie agli interventi attuati nell’ultimo decennio, ha raggiunto un plateau che rende il rischio di trasmissione all’uomo, oggi in Italia, praticamente nullo”.

Dal 2001 i test effettuati sugli animali nel nostro Paese sono stati circa 5 milioni. A questi si sono aggiunte altre due misure: lo stop ai mangimi proteici e l’esclusione dal mercato di prodotti pericolosi come midollo e cervello di bovini. Inoltre, nel 2000 l’Unione Europea (Reg. 760 recepito in Italia nel 2004 con Decreto Legislativo 58 del 29 gennaio) ha introdotto l’obbligo dell’ etichettatura, che consente di identificare l’origine della carne. Le draconiane misure adottate in seguito all’emergenza hanno, tra l’altro, consentito di sostenere la crescita numerica delle cinque razze indigene, a salvaguardia del patrimonio zootecnico italiano e del mantenimento della biodiversità. “Condividiamo e sosteniamo le preoccupazioni dei rappresentanti della filiera zootecnica- conclude Ianì - perché l’allarmismo, se non arginato subito, rischia di creare inutili danni economici”.

fonte | A.N.M.V.I.

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