Ott 07

(ANSA) - ROMA - Pesca ’selvaggia’ del tonno rosso. Continua la mattanza fuori quota da parte dell’Italia. Nel 2008, secondo un dossier reso noto oggi a livello mondiale dal Wwf, sono state pescate come minimo 700 tonnellate in piu’ su quelle prestabilite. Spesso poi in alcuni mercati non viene registrato neppure un solo tonno rosso (Pozzuoli, Vibo Valentia, Portopalo e Cetraro) mentre altre quantita’ ‘’sono vendute illegalmente in mercati chiusi per infiltrazioni mafiose” senza contare che ”le catture in mare sono svolte con metodi fuorilegge, vale a dire con l’ausilio di aerei d’avvistamento” e che altre quantita’ consistenti ”e’ provato che siano trasferite vive in fattorie al largo della Croazia, di Malta e della Tunisia. Ma non tutto il tonno trasferito e’ stato registrato”.

Denunce tutte contenute nel dossier dal titolo ”Pesca del tonno rosso fuori controllo in Italia. Ecco le prove”, condotto su commissione da una societa’ di consulenza indipendente (Advanced Tuna Ranching Technologies) che, riferisce il Wwf, ha svolto un’indagine a tutto campo. Il Wwf Italia consegnera’ i dati e i risultati della ricerca alla Commissione Ue, alla finanza, alle Capitanerie, ai Noe e al ministro per le Politiche Agricole e Forestali ”per chiedere una moratoria di tre anni sulla pesca del Tonno rosso in Mediterraneo”. Secondo il Wwf esiste una ”illegalita’ diffusa e reiterata negli anni dovuta a mancati controlli, pescherecci pirata e porti fantasma, trasferimenti non registrati di tonni vivi in allevamenti all’estero, mercati irregolari, criminalita’ organizzata presente e operante sui mercati remunerativi del tonno rosso, registrazioni di vendite e catture improprie e fuori dal dettato comunitario”. ”I risultati cui si giunge nel dossier - tutti derivanti da fonti pubbliche o da documenti di enti di ricerca internazionali - sono in contrasto con i dati che il ministero italiano ha inviato a Bruxelles e sulla base dei quali e’ nata la decisione dell’Ue di chiudere la stagione di pesca del tonno con due settimane di anticipo. Chiusura che ha di fatto - a detta del ministero - impedito all’Italia di raggiungere le quote fissate dall’Iccat (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico) vale a dire 4162,71 tonnellate. Secondo il Wwf invece la quota pescata in eccedenza e’ minimo di oltre 700 tonnellate nel 2008”.

E cosi’ ”dopo un drammatico 2007 con quote di pescato eccedenti il 40% le quantita’ assegnate, al tonno rosso, in Italia, e’ andata meglio quest’anno, grazie alla decisione dell’ Ue di chiudere la stagione di pesca con 2 settimane di anticipo. - commenta Enzo Venini, Presidente del Wwf Italia - e dai dati che abbiamo potuto incrociare, quest’anno si sono pescate come minimo 700 tonnellate in piu’, mentre nell’anno precedente la quota eccedente ammontava a 1.653 tonnellate (e non 327 come i dati ufficiali dicono)”. Dal dossier risulta inoltre che le imbarcazioni italiane registrate e autorizzate alla pesca e all’allevamento del tonno rosso siano 185: dall’indagine svolta in mare e nei porti dai consulenti del Wwf la flotta coinvolta nella stagione 2008 conta 283 unita’ di cui 27 parangali, 162, tonnare volanti (reti a circuizione), 73 reti a strascico e 21 rimorchiatori, 47 delle quali prive di sistemi di monitoraggio, 160 sprovviste di licenze di pesca, 82 mai inserite nei registri dell’Iccat nel 2008.

La scorsa settimana, la Commissione scientifica dell’Iccat ha reso noto il suo verdetto sulla pesca del tonno rosso in Mediterraneo nel 2007: 61.000 tonnellate sono state prelevate, vale a dire il doppio della quota legale, con uno stock riproduttivo in crisi, essendo solo il 36% rispetto a 30 anni fa. Il prossimo incontro dell’Iccat si terra’ a Marrakech, in Marocco, dal 17 al 24 novembre prossimo. L’auspicio, ha concluso il Wwf ”e’ che le Parti decidano la chiusura finche’ permarranno illegalita’ e insostenibilita”’. (ANSA).
07/10/2008 11:25

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Set 26

Positivo un bovino di 13 anni in un’azienda lombarda. Il centro nazionale per la Bse: «Situazione sotto controllo». Ma il Codacons ordina controlli

TORINO

Primo caso di mucca pazza nel 2008, dopo i 142 casi totali registrati in Italia dal 2001. Il morbo della Bse è stato riscontrato, in Lombardia, su un bovino di tredici anni, proveniente da un’azienda del lodigiano. Da 21 mesi non si avevano casi analoghi. Secondo l’Istituto zooprofilattico di Torino, che ha eseguito le analisi sulla materia cerebrale del capo macellato, l’animale potrebbe aver contratto la malattia nel suo primo anno di vita, quindi 12 anni fa, dopo essersi nutrito con mangimi contaminati. Si tratta di un caso di Bse di tipo classico, contratto appunto attraverso l’alimentazione con farine miste di carne e ossa.

«È un chiaro segnale che la malattia è sotto controllo - spiega la responsabile del Centro nazionale per la Bse, Maria Caramelli, raggiunta telefonicamente - L’animale andrà distrutto, l’azienda è sotto controllo e non c’è nessun rischio che carni contaminate possano arrivare sulle tavole dei consumatori». Inoltre, il fatto che si tratti del primo caso dell’anno dopo 21 mesi, dimostra «l’evidente declino dell’epidemia», rassicura la Caramelli. Attualmente nei mangimi animali, aggiunge, la farina di carne e ossa è scomparsa. «Dai controlli eseguiti oggi non risulta, mentre nel 2000 - ricorda - circa un terzo dei mangimi risultava contaminato».

Quanto all’epidemia di Bse, l’Italia «registra oggi livelli di incidenza tra i più bassi in Europa». Dall’inizio della sorveglianza nel 2001, quasi cinque milioni di bovini sono stati analizzati. «Di recente - sottolinea Maria Caramelli - l’Italia ha ottenuto la certificazione europea che del fatto che la Bse è sotto controllo». Bovini e ovini che vanno al macello sono controllati. «Il vero rischio è rappresentato dalla macellazione clandestina - osserva infine la responsabile del centro nazionale per la Bse - e per quelle carni che possono arrivare senza controllo dai paesi fuori dall’Europa». Continue reading »

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Set 21

Ieri anche la Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino ha preso posizione nei confronti della diffusa situazione di illegalità che si è manifestata nei mesi di luglio e di agosto ai danni di medici veterinari di Calabria e Sicilia.

Una mozione firmata dal Preside Bartolomeo Biolatti è stata approvata dal Consiglio di Facoltà all’unanimità. Ne dà notizia al nostro giornale la prof. Tiziana Civera, che ha proposto l’iniziativa alla Presidenza.

La mozione recita:

Nei mesi di luglio e agosto si sono verificati episodi intimidatori, con aggressione e minaccia, ai danni di Medici Veterinari impegnati a svolgere i propri compiti istituzionali, di controllo e di tutela della sanità pubblica nella regione Sicilia e Calabria.


A fronte di una vasta eco mediatica di recenti scandali in campo agro-alimentare, si deve rimarcare un profondo silenzio, anche da parte delle Pubbliche istituzioni, verso questi atti criminali compiuti nei confronti di singole persone e del ruolo istituzionale svolto dai Medici Veterinari impegnati in un’attività di pubblica utilità.


Il Consiglio di Facoltà esprime all’unanimità la propria solidarietà nei confronti delle vittime e dei colleghi che operano nelle zone maggiormente minacciate dalla criminalità organizzata, auspicando che vengano intrapresi gli opportuni provvedimenti per ripristinare le condizioni per l’esercizio della missione di tutela della salute pubblica in condizioni di sicurezza e di legalità.”

E’ questa una ulteriore testimonianza dell’attenzione che le massime rappresentanze della categoria stanno avendo sul problema della criminalità e sulle conseguenti difficoltà in cui si sta svolgendo la delicata missione veterinaria a tutela della sanità pubblica.

In Calabria, in questi giorni, il  Prefetto di Vibo Valentia, Ennio Mario Sodano,  ha sollecitato l’attenzione della Commissione Antimafia.

LE DICHIARAZIONI DEL PREFETTO ALLA STAMPA.pdf

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