Ago 02

come Nicoletta MantovaniSir John aveva perduto i modi da lord.
La colpa? Il mal d’orecchie

«L’impettito cocker di due anni, adorato dai padroni per le sue buone maniere, d’un tratto aveva cominciato a mostrarsi scontroso con il bambino di casa. Niente più giochi e carezze, l’animale si allontanava infastidito. Ma il poverino non aveva cambiato carattere, si era ammalato!»

“Mi aiuti! Sir John è impazzito”. La voce della signora Conti è davvero angosciata, non sta scherzando. Le chiedo che cosa sia successo e soprattutto chi sia questo sir. “Ha cercato di mordere mio figlio Gianni, quello più piccolo, di cinque anni”. Capisco l’agitazione della madre, ma ho bisogno di altre informazioni. Prevedo che la telefonata andrà per le lunghe. Per prima cosa cerco di farmi spiegare che cosa intende quando dice che il cane ha cercato di mordere. ”Ha girato la testa di scatto verso il bimbo che provava ad accarezzarlo e si è allontanato scocciato”. Dunque, sir John ha perso i modi da lord ma non ha cercato di mordere il bimbo. Ha solo comunicato che non voleva essere toccato. Mi metto d’accordo con la signora per una visita comportamentale a domicilio. Sir John deve il suo nome bizzarro alle ricciolute orecchie che ricadono sul suo corpo da cocker. In effetti, sembra uscito da un ricevimento di Sua maestà Elisabetta II… Ha due anni, vive in casa, non è tenuto alla catena o relegato in giardino come purtroppo succede ancora troppo spesso. E’ sempre stato affettuoso, docile e molto tollerante con i bambini. Un vero signor cane. Dal veterinario c’è stato solo nel primo anno di vita, per le vaccinazioni e qualche controllo.

Il cane evitava ogni contatto fisico
Per questo scelgo di andare io da lui, il trasporto in auto e la visita in un posto estraneo come uno studio medico lo turberebbero. Voglio invece vedere come si comporta nel suo ambiente abituale. Dopo i saluti ai padroni mi presento anche al cane, gli parlo e faccio per avvicinarmi. Sir John subito, senza minacciarmi, cerca di ritrarsi. In passato non faceva così, mi ripetono i Conti. Ma questo non è un comportamento aggressivo: il cane vuole evitare i contatti fisici. E se fa così, deve avere un buon motivo.

Il problema era fisico, non psicologico
Sospetto un problema fisico e non psicologico. Troppe volte ho visto animali i cui atteggiamenti strani Erano dovuti invece a malattie organiche. Decido allora di portare il povero cocker nel mio ambulatorio, gli faccio mettere una museruola e lo carico nel portabagagli appositamente attrezzato per questo tipo di trasporti del mio fuoristrada, indispensabile per girare nelle campagne e sulle colline. Arrivati, cerco di tranquillizzare il cane, che è molto spaventato, e lo visito. Grazie alla museruola riesco anche a sollevargli i riccioluti padiglioni auricolari e così scopro la causa del suo improvviso cambiamento di carattere: una grave e dolorosa otite. Si tratta di un infiammazione batterica, guaribile grazie all’igiene accurata delle orecchie con un detergente specifico e con gocce antibiotiche in loco. Comincio io la cura, poi riporto sir John a casa e spiego in modo dettagliato ai padroni come pulire e come inserire il farmaco. Metto per iscritto i dosaggi e i tempi delle varie procedure. Le prime volte sarà necessario tenere la museruola, poi man mano il cane starà meglio, avrà meno dolore e si lascerà toccare senza problemi. Prescrivo una visita di controllo dopo dieci giorni. E, quando rivedo sir John, nonostante non sia molto contento di trovarsi in ambulatorio, con tutti gli odori di medicinali e di altri animali, ritrovo il lord di un tempo, anche se la cura dovrà proseguire ancora un po’
Benvenuto.Cestaro@ok.rcs.it

di Carla Bisciarri

Testo raccolto da Anna maria mannucci
Ok La salute prima di tutto - N°06 - Giugno 2008

written by admin2

Lug 25

Milano, 17 maggio 2007
Intervista di Anna Mannucci a Marc Bekoff
Elogio dell’antropomorfismo


Marc Bekoff, professore di ecologia e biologia evoluzionista all’Università del Colorado, è autore di molte pubblicazioni e molti libri sul comportamento degli animali, l’ultimo si intitola Animal Passions and Beastly Virtues. Insieme alla celebre primatologa Jane Goodall, studiosa e attivista per gli scimpanzè, ha fondato l’associazione Ethologists for the Ethical Treatment of Animals, Etologi per il trattamento etico degli animali (www.ethologicalethics.org). Bekoff - http://literati.net/Bekoff- è un sostenitore dell’etologia cognitiva, ovvero l’etologia che si occupa della mente e del mondo interiore degli animali. In forte contrapposizione con il behaviorismo, la “tradizione” scientifica secondo cui gli animali sono macchine o scatole vuote, che rispondono meccanicamente agli stimoli, interni o esterni. Recentemente è venuto in Italia per tenere una conferenza a Cremona, grazie alla Sisca, la Società dei veterinari italiani che si occupano di comportamento animale, e al suo presidente Roberto Marchesini.
D. Lei sostiene che gli animali sentono il piacere e il dolore, che hanno sentimenti e una mente. Molti scienziati hanno detto -e alcuni dicono ancora- che ciò non è sicuro, perché non dimostrato scientificamente.
R. La scienza spiega molte cose, è vero, ma è imperfetta e soprattutto è solo una delle forme di conoscenza. Riguardo al comportamento animale, il senso comune, unito all’intuizione e all’osservazione per lungo tempo, ci fa capire che gli animali provano emozioni, hanno sentimenti e intenzioni. Inoltre, ci sono anche scienziati che hanno esplicitamente parlato di emozioni negli animali, come George Schaller, che studiava i gorilla sul campo già nei primi anni ’60, e Marian Stamp Dawkins, che molto tempo non solo studia e insegna etologia, ma si impegna per gli animali. Senza dimenticare che Darwin nel 1872 ha scritto L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali. Scarica il pdf con l’intervista completa… (*.pdf, 105 kb)

written by admin2

Giu 29

Il comportamento del gatto: gatto come animale da compagnia di Chiara Giachin

La domesticazione del gatto risale al 4000 a.C., prova tangibile sono i resti di Felis silvestris trovati in tombe egizie e le rappresentazioni pittoriche di quel periodo. Iniziò probabilmente grazie all’abilità del gatto nel catturare piccole prede: il gatto salvaguardava le derrate alimentari dell’uomo cacciando i roditori granivori e l’uomo gli garantiva protezione e probabilmente cibo supplementare.

Comportamento del gatto - veterUp.com Nonostante l’associazione tra gatto e uomo duri da migliaia di anni il gatto si trova ancora, per così dire, in una situazione intermedia perché, pur essendo un animale domestico, il suo allevamento dipende raramente dall’uomo e la sua selezione è affidata soprattutto ad influenze naturali piuttosto che artificiali. Solo recentemente il gatto è stato riprodotto ed allevato allo scopo di ottenere specifiche caratteristiche morfologiche rivelandosi piuttosto resistente dal punto di vista genetico a sostanziali modificazioni, è infatti sorprendente quanto siano limitate le differenze tra la forma selvatica e quella domestica.
Gli effetti della selezione umana sono relativamente poco influenti anche per l’abitudine consolidata di sterilizzare i soggetti di casa, affidando in gran parte la trasmissione genetica ai gatti che conducono vita libera.
Le razze moderne ed i colori derivano da selezioni recenti, razze differenti di gatti sono note solo dalla metà del diciannovesimo secolo. Oggi vengono riconosciute più di 40 razze con varietà sia a pelo lungo che corto dai persiani ai siamesi fino al Devon rex.

Sistemi di comunicazione

I sistemi di comunicazione del gatto sono il risultato dell’evoluzione in risposta alle necessità di adattamento all’habitat in cui Felis silvestris catus si è sviluppato, adeguati alle circostanze contingenti.

Segnali acustici

Tra la vasta gamma di segnali vocali emessi dai gatti domestici ce ne sono alcuni ben conosciuti e non ambigui come il richiamo delle femmine in estro o le richieste di aiuto dei gattini, ma altri, come fare le fusa, pur essendo ben noti, sono meno compresi.
Molti gatti rispondono con vocalizzazioni anche quando i proprietari rivolgono loro la parola;in generale si ritiene che i gatti di casa siano più portati alla comunicazione vocale dei gatti selvatici. Una possibile spiegazione è che le vocalizzazioni del gatto domestico inducano nel proprietario risposte favorevoli quali l’elargizione di cibo o di coccole, il gatto userà quindi in occasioni successive lo stesso suono per indurre nel proprietario la stessa risposta.
Anche il richiamo del proprietario verrà associato dal gatto ad eventi piacevoli e ciò aumenterà le probabilità di risposta del gatto.
Questo condizionamento reciproco migliora le interazioni gatto-proprietario e consolida il loro legame.

Segnali visivi Continue reading »

written by admin2