| Bovini e vetture emettono quantità simili di biossido di carbonio | |
| MARCO ZATTERIN | |
Una mucca inquina quasi come un’auto. Produrre un chilo di carne col metodo tradizionale, dunque macellando capi allevati nei campi e all’aria aperta, genera lo stesso quantitativo di biossido di carbonio di un viaggio a quattro ruote fra Torino e Milano (120 chilometri circa). Una analoga quantità di formaggio danneggia l’ambiente come una corsa dalla Mole a Vercelli (75 km), mentre con le emissioni provocate da mille grammi di maiale si arriva dalle parti di Chivasso. Morale: per salvare il pianeta bisognerebbe diventare vegetariani; o concentrare le mandrie nelle fattorie-industria e rinunciare il più possibile al mito «bio», ecologico solo nelle intenzioni. Farà aggrottare parecchie sopracciglia il messaggio che arriva da un rapporto di Foodwatch, organizzazione tedesca che vigila sulla protezione dei consumatori. Nel documento i tecnici dell’Ioew, l’istituto di ricerca economico-ambientale, rilanciano un concetto che ha sempre avuto (senza esserlo) l’aura di una leggenda metropolitana: «le vacche sono una bomba climatica». Che i placidi bovini emettessero gas in quantità era un fatto assodato, ma colpisce la dimensione del fenomeno. Gli scienziati hanno quantificato che la sola agricoltura federale è responsabile per 133 milioni di tonnellate di emissioni CO2 equivalenti, solo il 14% in meno di quanto viene scaricato nell’area da tutto il pesante traffico automobilistico dell’intera Germania (152 milioni). Ne sono la causa i gas emessi da milioni di bovini e ovini, ma anche i pesticidi e gli erbicidi utilizzati per mantenere i pascoli. Non solo. Una grossa quantità di biossido di carbonio contenuta nel terreno - secondo gli scienziati tedeschi - viene liberata nel momento in cui si trasformano le aree incolte in appezzamenti agricoli. Bisognerebbe, afferma lo studio, limitare l’allargamento delle zone coltivate, ripristinare i compi brulli e selvaggi e concentrare quanto più possibile la produzione. «Sarebbe opportuno tornare a mangiare carne solo la domenica», ha spiegato Thilo Bode, numero uno di Foodwatch. Per poi aggiungere la più dolente delle note per gli appassionati dell’alimentazione organica. «Se credete che comprare carne “bio” aiuti il pianeta vi sbagliate di grosso», ha affermato. Cifre alla mano, viene fuori che 120 chilometri di inquinamento automobilistico generati da un chilo di bistecche diventano 70 se la produzione è intensiva. Come dire che la Chianina danneggia il pianeta più dei quarti usciti dai mostruosi allevamenti industriali. Qualcuno dovrebbe calcolare se ferire un po’ la terra può essere giustificato con più gusto e salute. Per gli scienziati tedeschi potrebbe essere il prossimo compito a casa. La Stampa |
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| “Mi aiuti! Sir John è impazzito”. La voce della signora Conti è davvero angosciata, non sta scherzando. Le chiedo che cosa sia successo e soprattutto chi sia questo sir. “Ha cercato di mordere mio figlio Gianni, quello più piccolo, di cinque anni”. Capisco l’agitazione della madre, ma ho bisogno di altre informazioni. Prevedo che la telefonata andrà per le lunghe. Per prima cosa cerco di farmi spiegare che cosa intende quando dice che il cane ha cercato di mordere. ”Ha girato la testa di scatto verso il bimbo che provava ad accarezzarlo e si è allontanato scocciato”. Dunque, sir John ha perso i modi da lord ma non ha cercato di mordere il bimbo. Ha solo comunicato che non voleva essere toccato. Mi metto d’accordo con la signora per una visita comportamentale a domicilio. Sir John deve il suo nome bizzarro alle ricciolute orecchie che ricadono sul suo corpo da cocker. In effetti, sembra uscito da un ricevimento di Sua maestà Elisabetta II… Ha due anni, vive in casa, non è tenuto alla catena o relegato in giardino come purtroppo succede ancora troppo spesso. E’ sempre stato affettuoso, docile e molto tollerante con i bambini. Un vero signor cane. Dal veterinario c’è stato solo nel primo anno di vita, per le vaccinazioni e qualche controllo.
Il cane evitava ogni contatto fisico Il problema era fisico, non psicologico |
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di Carla Bisciarri Testo raccolto da Anna maria mannucci |
Molti antiparassitari per cani e gatti sono contenuti in “pipette” di
plastica, tubetti dalle dimensioni ridotte che bisogna spremere affinché
depositino qualche goccia di prodotto tra le scapole dell’animale, per
debellare pulci e zecche. Sono di vari tipi e marche, ma purtroppo possono
sembrare tutti uguali, al padrone non avvertito. Invece contengono prodotti
molto diversi. Anche nei loro effetti sugli animali. Alcuni infatti sono a base
di permetrina, una sostanza molto tossica per i gatti, soprattutto se cuccioli,
e per tutta la famiglia dei felini.
Milano, 17 maggio 2007
Intervista di Anna Mannucci a Marc Bekoff
Elogio dell’antropomorfismo
Marc Bekoff, professore di ecologia e biologia evoluzionista all’Università del Colorado, è autore di molte pubblicazioni e molti libri sul comportamento degli animali, l’ultimo si intitola Animal Passions and Beastly Virtues. Insieme alla celebre primatologa Jane Goodall, studiosa e attivista per gli scimpanzè, ha fondato l’associazione Ethologists for the Ethical Treatment of Animals, Etologi per il trattamento etico degli animali (www.ethologicalethics.org). Bekoff - http://literati.net/Bekoff- è un sostenitore dell’etologia cognitiva, ovvero l’etologia che si occupa della mente e del mondo interiore degli animali. In forte contrapposizione con il behaviorismo, la “tradizione” scientifica secondo cui gli animali sono macchine o scatole vuote, che rispondono meccanicamente agli stimoli, interni o esterni. Recentemente è venuto in Italia per tenere una conferenza a Cremona, grazie alla Sisca, la Società dei veterinari italiani che si occupano di comportamento animale, e al suo presidente Roberto Marchesini.
D. Lei sostiene che gli animali sentono il piacere e il dolore, che hanno sentimenti e una mente. Molti scienziati hanno detto -e alcuni dicono ancora- che ciò non è sicuro, perché non dimostrato scientificamente.
R. La scienza spiega molte cose, è vero, ma è imperfetta e soprattutto è solo una delle forme di conoscenza. Riguardo al comportamento animale, il senso comune, unito all’intuizione e all’osservazione per lungo tempo, ci fa capire che gli animali provano emozioni, hanno sentimenti e intenzioni. Inoltre, ci sono anche scienziati che hanno esplicitamente parlato di emozioni negli animali, come George Schaller, che studiava i gorilla sul campo già nei primi anni ’60, e Marian Stamp Dawkins, che molto tempo non solo studia e insegna etologia, ma si impegna per gli animali. Senza dimenticare che Darwin nel 1872 ha scritto L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali. Scarica il pdf con l’intervista completa… (*.pdf, 105 kb)
Tutto quello che c’è da sapere sul glaucoma nel cane e nel gatto. (in inglese)



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