
Un libro appena uscito sull’omeopatia suggerisce concezioni nuove su cosa significa star bene per cani e gatti. Utili anche per noi.
Melo è un bel cane meticcio preso in un canile. Nella nuova casa nei primi tempi è depresso, poi diventa irruento, ma facilmente si intristisce. Da quando è stato adottato, inoltre, soffre di disturbi cutanei e reagisce ai problemi o ai dispiaceri della famiglia grattandosi e mordendosi a sangue. La veterinaria, dopo averlo visitato ed essersi accuratamente informata sulle sue vicende e la sua storia clinica, gli prescrive un rimedio omeopatico. E il cane migliora. È uno dei tanti casi raccontati dalla veterinaria Genovese Barbara Rigamonti nel suo Manuale di omeopatia nel cane e nel gatto. 130 rimedi e ritratti comportamentali (Urra-Apogeo, pag. 462, 29 €). Quale rimedio è stato dato a Melo? Non lo diciamo. Perché in casi molto simili — il più tipico è quello dell’animale nervoso perché uscito da un canile o un gattile — il beneficio può arrivare da rimedi molto diversi. Ci sono trope variabili, che solo un bravo medico, veterinario nel caso degli animali, può valutare. Per esempio: quando sta male, Matteo vuole compagnia o preferisce stare da solo? Panzo cerca di uscire o vuole restare a casa? Giada ha paura dell’acqua o ne è attratta? C’è chi ama la musica e chi odia i suoi simili anche solo visti in foto, chi piagnucola e chi è dignitoso. L’omeopatia è una disciplina complessa e difficile da usare bene, soprattutto quando si tratta, come in questo libro, di unicismo. Significa che si prescrive un’unica sostanza, che ha analogie con il paziente, con i suoi sintomi fisici (vomito, febbre, tosse eccetera) e con i suoi stati mentali, irritabilità, emozioni trattenute, scarsa o troppa fiducia in se stessi, noia, egoismo, coraggio e altro ancora. Si sta parlando di cani e gatti, ma ognuno di essi «è una persona, con il suo temperamento e un suo modo di reagire alle situazioni», riassume la dottoressa Rigamonti. L’omeopatia veterinaria appare come una medicina “dell’anima”, che dunque riconosce un’anima anche a cani e gatti. Questo libro, utile per i veterinari che studiano o già praticano l’omeopatia, per i profani è affascinante. Autorizza quello che spesso è stato erroneamente bollato come antropomorfismo: il riconoscimento di stati mentali negli animali. E non fornisce ricette, ma suggerisce concezioni nuove della malattia e della salute, non soltanto degli animali.


articolo tratto dalla pagina degli animali della rivista Gardenia di marzo 2010.