Intervista a Gianni Rezza, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità

MILANO -C’è da preoccuparsi per l’influenza di origine suina che ha colpito il Messico e gli Stati Uniti? Questa volta «ci siamo davvero»? E’ la tanto temuta e attesa pandemia?
«Si sa ancora poco sull’andamento di questo focolaio epidemico ma si sa che il virus è un H1 N1, dello stesso tipo di quello della “Spagnola”, anche se diverso » spiega Gianni Rezza epidemiologo del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, di Roma. «E’ vero che i virus H1 N1 sono sempre circolati, tant’è vero che sono entrati nella composizione dei vaccini, questo però è di origine suina e sembra avere componenti geniche nuove, e , aspetto più importante, pare in grado di trasmettersi da uomo a uomo: questo è il motivo all’origine dei focolai in Messico e negli Stati Uniti e dei relativi allarmi».
QUANTO È LETALE -Ma quanto è «mortale» questo virus? «A questo proposito va fatta una distinzione fra Stati Uniti e Messico» chiarisce l’esperto. «Mentre i casi negli Usa sembrano essere stati tutti lievi, come una banale influenza, l’effettiva letalità dei focolai in Messico va ancora stabilita perchè le informazioni sono ancora preliminari. Infatti sembra che non siano particolarmente colpiti bambini e anziani, cioè la fasce normalmente a rischio in qualsiasi influenza bensì giovani adulti, e questo farebbe propendere per una letalità fuori dell’ordinario. Però, d’altro canto, si dice anche che su 800 casi di infezione ci siano stati 60 decessi, di cui però solo 20 confermati. Se il tasso di letalità fosse effettivamente di 60 su 800 sarebbe alto, ma se fosse di 20 su 800 la valutazione sarebbe diversa e meno allarmante. Se poi si scoprisse che ci sono stati altri casi di infezione per ora non registrati e il numero di morti rimanesse lo stesso la preoccupazione per la letalità del virus scenderebbe decisamente». «L’unica cosa che si può dire oggi è che è presto per pronunciarsi con certezza sul tasso di letalità dell’infezione e che bisogna essere molto cauti prima di trarre conclusioni dai dati finora a disposizione».
PUÒ ARRIVARE IN ITALIA? -Questa epidemia può arrivare in Italia? «Per ora è impossibile dirlo, ma possiamo fare alcuni considerazioni» risponde Rezza. «La prima è sulla stagionalità. Se è vero che in climi subtropicali la stagionalità ha un’importanza inferiore, alle nostre latitudini ha invece un peso. In Europa alla fine di aprile è insolito che si diffonda un’epidemia influenzale , perchè in Paesi come il nostro la diffusione dell’influenza ha una stagionalità abbastanza netta nel periodo autunnale-invernale, e questo forse gioca a nostro favore». «Certo» prosegue l’esperto, «si tratta di considerazioni di tipo probabilistico sulla scorta delle esperienze epidemiologiche, ovviamente non è possibile garantire che se i casi in Messico non dovessero essere arginati e il virus dovesse cominciare a diffondersi, sarebbero rispettati i criteri di stagionalità classica».
IL VACCINO -Nel caso in cui l’epidemia messicana dovesse diffondersi cosa si potrebbe fare? «In quel caso si porrebbe il problema di mettere a punto strategie vaccinali rapide» risponde l’epidemiologo. «Si porrebbe, in particolare, il problema di anticipare eventualmente una campagna vaccinale. Per ora, però, è solo doveroso sviluppare meccanismi di controllo e sorveglianza, anche se rimane sempre la speranza che tutto possa rimanere confinato al Messico e l’allarme rientrare in breve tempo».
Sì, ma se le cose dovessero andare male e l’epidemia diffondersi quanto tempo occorrerebbe per preparare un vaccino? «Non dovrebbe essere difficile mettere a punto un vaccino specifico abbastanza rapidamente. Il problema sarebbe, casomai, produrlo in dosi sufficienti a fare una campagna vaccinale di massa in tempi brevi se dovesse davvero occorrere».
I FARMACI -Vale la pena procurarsi qualche farmaco attivo contro i virus influenzali ? Non c’è il rischio di una corsa all’accaparramento come nel caso dell’influenza aviaria? «Sembra che per ora il virus sia sensibile ai farmaci inibitori delle neuroaminidasi. Chiaramente quando un virus é sensibile a un certo antivirale, il farmaco può essere uno strumento utile, ma la corsa all’approvvigionamento individuale è sbagliata, anche perchè si rischia di scambiare per influenza qualsiasi infezione virale (e in questo periodo è molto improbabile che lo sia). E usando male il farmaco non solo lo si prende inutilmente, ma si rischia di fargli perdere efficacia per quando dovesse essere davvero utile. Ripeto: non siamo in fase di allarme». «Certo, se una persona è appena tornata dalle zone del Messico dove c’è stata l’epidemia e gli viene la febbre li prenda pure, ma per ora in Italia non ci sono proprio altri casi in cui avrebbe senso».
MAIALI -C’è già che pensa che i maiali possano esser veicolo di infezione anche in Italia. «Per carità, non cadiamo in un panico assolutamente sconsiderato. Il problema di questo virus è che si diffonde da uomo a uomo, lasciamo stare i maiali. E a parte il fatto che non importiamo carne suina dal Messico per quanto ne so, i maiali italiani non sono un pericolo e si può tranquillamente mangiare carne di maiale e salumi. Non generiamo un panico assurdo come è successo con l’aviaria».
VIAGGI - É il caso di non recarsi in viaggio in Messico o negli Stati Uniti? «Non è il caso di andare in Messico nelle zone in cui si sono verificati i focolai d’infezione. Per gli Stati Uniti per ora mi sembra che non ci siano le condizioni per limitare i viaggi. In ogni caso è consigliabile consultare prima di partire il sito “Viaggiare sicuri” del Ministero degli Esteri per avere informazioni aggiornate»
DA «H5N1 A «H1N1»? - Una curiosità: ma non doveva essere un «H5N1» il virus che avrebbe creato le premesse per la temuta, nuova, grande pandemia influenzale? «L’influenza è ciclica, ma esistono eventi imprevisti. Prima o poi, l’abbiamo sempre detto, un virus animale sarebbe venuto fuori. E come abbiamo visto, non era affatto detto che sarebbe stato il tanto temuto H5N1 . E anche adesso, non possiamo ancora dire se questo H1N1 sia il virus “cattivo” tanto atteso».
Luigi Ripamonti
25 aprile 2009
fonte | Il Corriere della Sera


questa è la mia critica alla trasmissione di radiouno “Ultime da Babele” è stat letta il 04/05/2009 sul sito della radio ci sono i podcast
Nella puntata del 28 04 2009 è andato in onda un processo alla zootecnia senza nessun contraddittorio con personaggi come G Celli dei Verdi che hanno una visione favolistica del mondo, e sono state dette diverse sciocchezze che danneggiano il comparto già provato dalla crisi.
1) Non è vero che gli animali negli allevamenti soffrono, ci sono gli indicatori del dolore e dello stress a dimostrarcelo. Noi allevatori dobbiamo applicare le leggi sul benessere animale e quelle del buon senso, se un animale soffre non dà nessun reddito. E’ il punto di vista umano che ci fa pensare che soffrano perché sono in cattività, come in un lager, ma non soffrono affatto.
2) Non è vero che gli animali in allevamento hanno un abbassamento delle difese immnunitarie, è tutto il contrario! Gli animali sono vaccinati, sverminati, con un controllo capillare e rigoroso su tutte le malattie.
Gli animali zootecnici:
- stanno a tetto senza subire la pioggia o il sole,
- stanno al caldo d’inverno, al fresco d’estate,
- hanno sempre a disposizione l’acqua
- vivono in ambienti con un continuo ricambio d’acqua
- sono allevati con razioni equilibrate e non soffrono mai la fame
Stanno meglio di milioni di persone!
Ho analizzato per un anno i visceri dei cinghiali cacciati in provincia di Parma non ce n’era uno senza un segno patologico e spesso di malattie trasmissibili all’uomo come: verminosi, leptospirosi, ecc
3) fate il paragone con il Messico senza dire che è un paese del terzo mondo, dove si muore per TBC, dove c’è la lebbra, la salmonellosi, l’enterite, la cisticercosi, l’idatidiosi e tutto il resto,.
L’epidemia è scoppiata in una città dove ci sono milioni di persone che vivono in baracche senza l’acqua potabile e senza le fogne.
4) La zootecnia non consuma l’acqua, è una sciocchezza enorme, montata dai vegetariani, l’acqua non si distrugge. L’acqua in agricoltura e in zootecnia non si consuma, non è paragonabile al prelievo urbano e industriale che pompa acqua dolce dalla falda per riversarla in mare.
In agricoltura:
- o torna nei fossi,
- o torna in falda,
- o evapora e quindi torna con la pioggia, o con il disgelo estivo,
- o resta nei cereali.
L’acqua in zootecnia:
- o ritorna sui campi con i liquami,
- o evapora,
- o resta nei cibi e ci nutre.
Ridurre la zootecnia non fa arrivare l’acqua in Africa, vi sembrerà inutile la specifica ma sui media è passato anche questo.
5) La zootecnia non toglie cibo ai poveri, è un’altra sciocchezza, se volete regalare Mays all’Africa basta farlo nessuno lo impedisce.
Ridurre la zootecnia non significa:
- ridurre il costo corrente del mays, che è al limite con i costi di produzione e non potrà mai andare sotto di essi perchè non lo seminerebbe più nessuno ( nessuno semina per perderci)
- ridurre la povertà in africa, dove resteranno senza mays anche se non ci fosse la zootecnia, perchè ridurre la zootecnia non fa di colpo arricchire gli africani
6) senza la zootecnia la proteina animale sarebbe un lusso dei ricchi, come è stata fino agli anni 60, la dieta senza proteine animali si può fare, ma si chiama malnutrizione, ricordo infatti che la dieta vegan è considerata maltrattamento nei casi in cui si somministri ai minori.
Con certi processi ci danneggiate, la gente potrebbe sentirsi in colpa a comprare la carne pensando a tutte le frottole raccontate dal Celli.
Il danno è quantificabile.
non potrei essere più d’accordo! lo metto in evidenza…
SMETTETELA DI CHIAMARLA INFLUENZA SUINA!!!PERCHÈ ALTRIMENTI I VIRUS INFLUENZALI ANDREBBERO CHIAMATI TUTTI COSÌ DATO CHE È STATO DIMOSTRATO DA STUDI GENETICI CHE IL MAIALE PUÒ CONTRARRE I VIRUS INFLUENZALI SIA AVIARI CHE UMANI E FA DA MISCELATORE GENETICO DEI VARI CEPPI FORNENDO NUOVI VIRUS INFLUENZALI….ANCHE IL VIRUS H5N1 È STATO GENERATO DA UN OSPITE SUINO E SUCCESSIVAMENTE HA ATTACCATO GLI UCCELLI….
IL VIRUS È ESCLUSIVEMENTE UMANO DATO CHE PER ADESSO L’UNICO SUBSTRATO ADATTO PER LA SOPRAVVIVENZA DEL VIRUS SIAMO NOI E NON I MAIALI CHE MUOIONO SUBITO!
PS:SENZA CONTARE CHE DANNO ARRECHIAMO AL SETTORE DELL’ALLEVAMENTO DATO CHE LE PERSONE IGNORANTI IN MATERIA SI FIDANO SOLO DEI MEDIA CHE SONO PIÙ IGNORANTI DI LORO!
Cristina hai veramente ragione, ma purtroppo il potere dei media è altissimo e più si diventa colti e più si capisce quante immense cavolate si dicono in tv/radio/ecc.., cavolate sovente dette da persone che dovrebbero saperne più di te….in teoria.