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Allevamento

Commento articolo precedente: “ZOOTECNIA, ISPRA: gas serra in diminuzione”

Dott. Claudio Costa

Veterinario allevatore

Penso che sia un errore clamoroso considerare le emissioni zoogeniche come causa dei cambiamenti climatici perchè esse non alterano in alcun modo le concentrazioni atmosferiche, in quanto sono in equilibrio con il captato. Le spiegazioni qui sotto in “STIMA DELLE EMISSIONI ZOOGENICHE.
Anche il prof Battaglia università di Modena e il professor Bardi università di Firenze la pensano come me. Nei commenti a questo post su ASPO trovate le spiegazioni del prof Bardi.
https://www.blogger.com/comment.g?blogID=33646836&postID=470194746459924727&page=1

STIMA DELLE EMISSIONI ZOOGENICHE

Gli scienziati dell’IPCC calcolano l’emissione di metano zoogenico sia di origine enterica, sia originata dai reflui sul totale degli animali zootecnici. Il calcolo è qui nelle linee guida :

http://www.ipcc-nggip.iges.or.jp/public/2006gl/

Vol 4 agricoltura capitolo 10 bestiame cioè qui

http://www.ipcc-nggip.iges.or.jp/public/2006gl/pdf/4_Volume4/V4_10_Ch1_Livestock.pdf

Penso sia un errore:

- Se il numero di animali da allevamento resta costante, anche il metano atmosferico di origine zootecnica resta costante, tanto ne entra in atmosfera e tanto ne esce come CO2 captata dai vegetali che nutrono gli animali; si chiama stato stazionario, (relativamente a quello zoogenico)

- Se il numero di animali cresce, dovrebbe aumentare anche il metano residente in atmosfera, almeno per 12 anni, infatti la vita media del metano in atmosfera è 8,7 +/- 1,3 anni (AR4 IPCC 2007)

Nel capitolo 10 del volume 4 delle linee guida, sulla CO2 si esprimono chiaramente dicono che bilancio del carbonio è nullo, mentre il metano dicono che è da considerarsi diversamente.

Hanno ragione perchè se c’è una crescita zootecnica le emissioni di metano vanno considerate aggiuntive nell’atmosfera, ma solo per 12 anni.

Il metano dopo 12 anni in atmosfera è scisso in H2O e CO2 che rientra nel ciclo del carbonio captato dai vegetali (la CO2 che deriva dal metano zoogenico non è una perturbazione aggiuntiva).

Esempio: Per un allevatore che ha 300 vacche dal 1996 le emissioni di metano di queste vacche sono zero nel bilancio di massa. Se aumenta la mandria a 350 invece le emissioni di metano sono da calcolare su 50 vacche ma solo per 12 anni. Quindi per avere una stima annua di emissioni di metano zoogenico, bisogna fare la media almeno di 12 anni.

Primo errore: gli scienziati dell’IPCC calcolano le emissioni di metano sul totale degli animali senza contare che gran parte di questo numero di animali era già presente 12 anni fa e che il metano zoogenico del 2008 di questi animali va a sostituire il metano emesso nel 1996 dallo stesso numero di animali. Perché il metano del 1996 si è ormai scisso in CO2 che assorbita dalle piante nel 2008, è emessa come CH4 dagli animali del 2008.

Una stima da proporre in alternativa è un accumulo di quote per 12 anni sull’incremento zootecnico per specie e tipologia, anno per anno. La somma delle quote diviso il periodo di tempo preso in considerazione, dovrebbe dare la quota annua di metano zoogenico aggiuntivo.

Secondo errore:sommano il metano zoogenico a quello antropogenico. Ma il metano antropogenico, cioè quello industriale, o le perdite di estrazione e trasporto, quando si scinde in H20 e CO2 determina un aumento della concentrazione della CO2, il metano zoogenico NO!

La CO2 che dopo 12 anni deriva dal metano è la stessa che è captata dai vegetali, non altera la concentrazione della CO2 atmosferica.

La componente zoogenica del metano in atmosfera dovrebbe essere poco significativa, in quanto la concentrazione è stabile dal 90

http://homepage.mac.com/williseschenbach/.Pictures/world%20methane%20concentration.jpg

Fonte CDIAC, mentre i ruminanti zoogenici sono in forte crescita, dal 90 non c’è nessuna correlazione con il metano atmosferico.

http://www.oar.noaa.gov/research/papers07/greenhouse1.gif

Nei grafici delle forzanti radiative dati noaa, l’azione riscaldante del metano è in evidente decrescita. Da notare il picco del 1991 (pinantubo) e 1998 (el super nino). Picchi non antropogenici.

Invece nel rapporto AR4 IPCC 2007

(http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-chapter7.pdf)

si afferma che l’incremento di metano è solo antropogenico.

Lo stesso discorso vale anche per il protossido d’azoto di origine zootecnica, solo che in questo caso la vita media è molto lunga 120 anni secondo lIPPC. Ma anche NO2 si scinde in O2 e N2 e l’azoto scende al suolo (almeno 30 kg/Ha) ed è assorbito dalle piante che nutriranno gli animali che produrranno NO2.

I concimi minerali, si possono paragonare ai combustibili fossili, perché con questo tipo di concimazione s’immettono nel ciclo dell’azoto delle molecole minerali altrimenti inerti. Questo potrebbe essere una perturbazione aggiuntiva di N e quindi in piccola percentuale, circa il 2%, anche di ossidi di N, che sono valutati molto importanti sull’effetto serra.

http://www.people.fas.harvard.edu/~wang3/files/2004GB002429.pdf Michael B. McElroy and Yuxuan X. Wang “Human and animal wastes: Implications for atmospheric N2O and NOx “ GLOBAL BIOGEOCHEMICAL CYCLES, VOL. 19, GB2008, doi:10.1029/2004GB002429, 2005.

Mentre gli ossidi di azoto che sprigionano dalle feci di tutti gli insetti e di tutti gli animali compresi quelli zootecnici, rientrano nel ciclo naturale dell’azoto senza determinare squilibri.

S.Porter in un grafico inserito nel rapporto FAO, indica le emissioni di protossido di azoto dai liquami, come facenti parte di un ciclo naturale, di emissione e assorbimento

http://meteo.lcd.lu/globalwarming/FAO/livestocks_long_shadow.pdf Livestock’s long shadow

Skinner, B., S. Porter, and D.B. Botkin, 1999, The Blue Planet, John Wiley & Sons, N.Y.

di

Dott. Claudio Costa

Veterinario allevatore

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