Journal Award a un articolo italiano che amplia le conoscenze sulla neoplasia felina
A un articolo sul Linfoma dei Linfociti Granulari (LGL) del gatto della Sezione di Anatomia Patologica della Facoltà di Medicina Veterinaria di Milano è stato assegnato il ” Journal Award”, premio per il miglior articolo scientifico di patologia veterinaria dell’anno 2006 ( “Feline Large Granular Lymphocyte (LGL) Lymphoma with Secondary Leukemia: Intestinal Origin with Predominence of a CD3/CD8aa Phenotype”). Il premio è stato conferito dalla Charles Louis Davis Foundation alla Prof.ssa Paola Roccabianca durante il meeting annuale dell’American College of Veterinary Pathology (Savannah, lunedì 12 Novembre 2007).
Descrivendo presentazione clinica, morfologia cito-istologica, reperti anatomopatologici e fenotipici (citofluorimetria e immunoistochimica) del linfoma LGL in 21 gatti, l’articolo dimostra che, nella specie felina, questo tipo di tumore ha un’origine intestinale primaria con tendenza alla leucemizzazione secondaria.
I Linfociti Granulari (LGL) sono cellule caratterizzate dalla presenza di granuli citoplasmatici azzurrofili). Gli LGL sono una popolazione di leucociti ematici con funzione citotossica che in generale non supera il 10% dei linfociti periferici totali. Per contro, gli LGL sono i linfociti predominanti a livello intraepiteliale delle mucose compresa quella intestinale. Nell’uomo, gli LGL sono divisi in due sottotipi in base al fenotipo e all’espressione della molecola TCR (T cell receptor): LGL di tipo T e LGL di tipo Natural Killer. Le patologie associate agli LGL comprendono un gruppo eterogeneo di proliferazioni che includono forme reattive in corso d’infezioni protozoarie, parassitarie o malattie autoimmuni, fino a leucemie e linfomi, sia nell’uomo sia nel cane e nel gatto.
I gatti descritti nel lavoro erano tutti comuni europei con un’età media di 9,3 anni. Le anomalie biochimico-cliniche più frequenti erano neutrofilia ematica e aumento degli enzimi epatici, della BUN e della creatinina. La maggior parte dei gatti presentava la malattia ad uno stadio avanzato e nessuno è sopravvissuto oltre gli 84 giorni dalla diagnosi. La diagnosi era generalmente citologica eseguita per lo più su strisci di sangue in cui si evidenziava un incremento degli LGL con morfologia da matura ad indifferenziata (vedi figura). All’esame istologico, tutti i gatti esaminati presentavano infiltrati a carico della parete dell’intestino tenue, con una maggiore frequenza di lesioni a carico del digiuno. Nell’intestino era presente ulcerazione della mucosa ed epiteliotropismo spiccato delle cellule neoplastiche in 9 dei 13 casi sottoposti ad autopsia completa. Infiltrazione di cellule neoplastiche era presente nei linfonodi meseraici (in tutti i gatti) e nel fegato ed in frequenza decrescente in milza, reni e midollo osseo.
In base all’analisi citofluorimetrica e immunoistochimica la maggior parte dei casi presentava un fenotipo T caratterizzato dall’espressione della molecola del CD3. In 12 gatti i linfomi derivavano da linfociti CD8alfa-alfa;, in 2 casi da linfociti CD4, in 2 gatti le cellule neoplastiche esprimevano sia CD4 che CD8alfa-alfa+ e 3 casi erano doppi negativi (CD4-CD8-). In nessun caso era possibile mettere in evidenza la normale espressione dell’eterodimero CD8alfa-beta, mentre inusuale era la frequenza dell’espressione del CD8alfa-alfa. In 11 casi le cellule neoplastiche esprimevano la molecola CD103 sia nel sangue periferico che negli infiltrati neoplastici degli organi interni.
La molecola CD103 è la catena alfa dell’integrina alfaE (CD103)/beta7; questa molecola permette specificatamente la permanenza dei linfociti intraepiteliali all’interno della mucosa intestinale. In particolare, l’integrina alfaEbeta7 è presente nel 55-88% dei linfociti intraepiteliali dell’intestino del gatto e dal 28-46% dei linfociti della lamina propria. Per contro, meno dell’1% dei leucociti del sangue periferico esprime questa molecola nel gatto. In parallelo, l’integrina alfaEbeta7 è presente nel 90% dei linfociti CD8+ della mucosa intestinale dell’uomo. Inoltre, sia nel gatto sia nell’uomo, l’espressione dell’omodimero CD8alfa-alfa; nei linfociti T citotossici è molto frequente nell’intestino e praticamente inesistente nel sangue in condizioni normali.

Pertanto, il riscontro della concomitante espressione del CD103 e del CD8alfa-alfa (da solo o in congiunzione con il CD4) negli LGL neoplastici a livello del sangue periferico e dei tessuti suggerisce una primaria origine intestinale intraepiteliale del linfoma LGL felino. Questo contrasta con ciò che si verifica nel cane dove l’origine del linfoma LGL è prevalentemente splenica.
In conclusione, i linfomi LGL hanno un decorso clinico estremamente aggressivo nella specie felina e si manifestano come un linfoma a primaria origine intestinale. Il ritardo nella diagnosi è generalmente dovuto alle modalità di crescita del tumore che si sviluppa nell’intestino per lo più con crescita centrifuga, permettendo il mantenimento della pervietà del lume.. Il tumore tende a trasformarsi in una forma leucemica secondaria, con conte alle volte molto elevate e coinvolgimento quasi costante dei linfonodi meseraici e del parenchima epatico.
La diagnosi precisa di questo tipo di patologia richiede l’esame citologico sia delle lesioni intestinali che del sangue in quanto non è possibile evidenziare i granuli nei preparati istologici. Le caratteristiche morfologiche ed immunofenotipiche condivise dai linfociti intraepiteliali della mucosa intestinale (i linfociti della lamina propria non contengono granuli citoplasmatici) e dei linfomi LGL indicano che un’elevata percentuale di LGL felini origina dall’intestino tenue con una prevalenza per il digiuno e l’ileo.
Da un punto di vista clinico, gatti di età adulta che presentano anoressia, perdita di peso, incremento degli enzimi epatici in congiunzione ad un rialzo anche minimo dei linfociti LGL nel sangue dovrebbero essere sottoposti ad analisi accurate per escludere un linfoma LGL intestinale.
Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
mg.monzeglio@evsrl.it
fonte | vet.journal


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