ANTIBIOTICO & CORTISONE | La deriva della Medicina Veterinaria La Sacralità degli animali nell’antico Egitto
Giu 29

Il comportamento del gatto: gatto come animale da compagnia di Chiara Giachin

La domesticazione del gatto risale al 4000 a.C., prova tangibile sono i resti di Felis silvestris trovati in tombe egizie e le rappresentazioni pittoriche di quel periodo. Iniziò probabilmente grazie all’abilità del gatto nel catturare piccole prede: il gatto salvaguardava le derrate alimentari dell’uomo cacciando i roditori granivori e l’uomo gli garantiva protezione e probabilmente cibo supplementare.

Comportamento del gatto - veterUp.com Nonostante l’associazione tra gatto e uomo duri da migliaia di anni il gatto si trova ancora, per così dire, in una situazione intermedia perché, pur essendo un animale domestico, il suo allevamento dipende raramente dall’uomo e la sua selezione è affidata soprattutto ad influenze naturali piuttosto che artificiali. Solo recentemente il gatto è stato riprodotto ed allevato allo scopo di ottenere specifiche caratteristiche morfologiche rivelandosi piuttosto resistente dal punto di vista genetico a sostanziali modificazioni, è infatti sorprendente quanto siano limitate le differenze tra la forma selvatica e quella domestica.
Gli effetti della selezione umana sono relativamente poco influenti anche per l’abitudine consolidata di sterilizzare i soggetti di casa, affidando in gran parte la trasmissione genetica ai gatti che conducono vita libera.
Le razze moderne ed i colori derivano da selezioni recenti, razze differenti di gatti sono note solo dalla metà del diciannovesimo secolo. Oggi vengono riconosciute più di 40 razze con varietà sia a pelo lungo che corto dai persiani ai siamesi fino al Devon rex.

Sistemi di comunicazione

I sistemi di comunicazione del gatto sono il risultato dell’evoluzione in risposta alle necessità di adattamento all’habitat in cui Felis silvestris catus si è sviluppato, adeguati alle circostanze contingenti.

Segnali acustici

Tra la vasta gamma di segnali vocali emessi dai gatti domestici ce ne sono alcuni ben conosciuti e non ambigui come il richiamo delle femmine in estro o le richieste di aiuto dei gattini, ma altri, come fare le fusa, pur essendo ben noti, sono meno compresi.
Molti gatti rispondono con vocalizzazioni anche quando i proprietari rivolgono loro la parola;in generale si ritiene che i gatti di casa siano più portati alla comunicazione vocale dei gatti selvatici. Una possibile spiegazione è che le vocalizzazioni del gatto domestico inducano nel proprietario risposte favorevoli quali l’elargizione di cibo o di coccole, il gatto userà quindi in occasioni successive lo stesso suono per indurre nel proprietario la stessa risposta.
Anche il richiamo del proprietario verrà associato dal gatto ad eventi piacevoli e ciò aumenterà le probabilità di risposta del gatto.
Questo condizionamento reciproco migliora le interazioni gatto-proprietario e consolida il loro legame.

Segnali visivi

I gatti posseggono un linguaggio corporeo molto efficace che interviene in una vasta gamma di interazioni sociali.
Poiché i segnali corporei non possono essere riprodotti, la loro funzione viene ipotizzata attraverso le reazioni di altri gatti. I segnali visivi riguardano posture del corpo e mimica facciale.
Per quanto riguarda il muso i principali indicatori dell’umore sono le orecchie e gli occhi: il gatto spaventato ha le pupille dilatate e le orecchie appiattite sul capo;le orecchie piegate di lato e in basso indicano sottomissione, erette e ruotate all’indietro in modo da mostrare la parte posteriore del padiglione auricolare fanno parte della postura offensiva del gatto aggressivo che minaccia l’attacco. La disposizione del gatto all’attacco è indicata dall’estensione della parte posteriore di padiglione auricolare resa visibile per un osservatore frontale, mentre il livello di paura si rivela dal grado in cui le orecchie sono schiacciate contro il capo.
Nella comunicazione corporea molto importanti sono la diminuzione e l’aumento della superficie mostrata all’interlocutore e la posizione della coda.
Durante gli scontri i gatti, come molti altri mammiferi, tendono a fare apparire le loro dimensioni corporee maggiori. Il gatto che sta per attaccare mantiene il pelo ritto “piloerezione “e si erge in tutta la sua altezza. Al contrario un gatto in posizione sottomessa tende ad accucciarsi appiattendo sia le orecchie che il pelo cercando di apparire il più piccolo e meno minaccioso possibile.
L’inarcare il dorso potrebbe essere il risultato di un conflitto tra tendenze offensive e difensive. Con il dorso inarcato il gatto si pone lateralmente all’avversario, ma nel gattino questa postura è una componente del gioco. Normalmente la coda viene tenuta semi-abbassata, quando il gatto la tiene sollevata in posizione verticale può essere un segno di saluto, portata concava indica un atteggiamento difensivo, durante le fasi che precedono la lotta la coda viene tenuta in posizione piuttosto nascosta, il gatto sottomesso la tiene tra le zampe posteriori. La coda può anche essere fatta oscillare in un tipico scodinzolamento aggressivo.
La mimica facciale e le posture fanno parte dei segnali volontari, nella comunicazione visiva si riconoscono anche messaggi espressi involontariamente dal corpo come la taglia e il colore oppure segnali emotivi che comprendono: piloerezione, miosi, midriasi nonchè i movimenti della coda, il “rolling skin ” e minzione e defecazione emotiva.

Segnali olfattivi

La comunicazione olfattiva è importante soprattutto nelle specie solitarie. Chi invia il messaggio non sa quando verrà recepito, il segnale è persistente e non può essere eliminato a piacere, ciò può essere un grosso svantaggio per una preda. La direzione del segnale chimico è affidata al caso.
Tali messaggi sono utili soprattutto quando quelli visivi sono difficili da recepire.
Ricordiamo le marcature con urina o con feci, il graffiare, che costituisce contemporaneamente un segnale visivo per la persistenza dei graffi ad esempio sulla corteccia degli alberi (frequentemente anche sui bordi dei divani!)e lo strofinarsi contro oggetti dell’ambiente, o contro i conspecifici e i proprietari con lo scopo di depositare messaggi chimici detti “feromoni “contenuti nelle secrezioni delle ghiandole situate sulla superficie del corpo. Spesso le comunicazioni olfattive del gatto hanno lo scopo di definire il territorio.
Come imparano i gatti Il gatto negli ultimi cent’anni è stato il soggetto d’elezione per lo studio dell’apprendimento anche se sono state tenute in scarsa considerazione le modificazioni indotte dalla pressione evolutiva. Si parte dal presupposto che ogni specie sia stata modellata per adattarsi al proprio habitat modificando le sue caratteristiche reattive senza poter confrontare le rispettive abilità.
Recentemente l’approccio biologico e quello psicologico si sono uniti nel concetto di “surplus di abilità ecologiche ” definito come capacità di risolvere problemi che non sono stati selezionati specificamente in relazione all’adattamento all’habitat contingente, ma sono utili per adattarsi a modificazioni inattese dell’ambiente.
Il gatto domestico rappresenta un esempio di specie caratterizzata da “surplus di abilità ecologiche “dal momento che è in grado di passare dallo stato di totale dipendenza nei confronti dell’uomo a quello di relativa indipendenza e viceversa in poche generazioni. Queste capacità sono difficili da definire, anche se sicuramente contribuisce un certo grado di flessibilità.
La forma più semplice di apprendimento è l’assuefazione, cioè il venir meno di certe risposte automatiche ad uno stimolo che venga somministrato molte volte ripetutamente.
La principale funzione di questa forma di apprendimento sembra essere quella di ridurre al minimo le risposte a stimoli che rivestano scarsa importanza per l’animale. In ordine di complessità abbiamo poi l’apprendimento associativo che comporta la creazione di un nesso tra stimoli diversi, precedentemente non collegati tra loro, oppure tra determinate azioni e le loro conseguenze. L’associazione di stimoli che in precedenza non erano associati viene indicata con il nome di condizionamento classico o pavloviano, riferendosi ai classici esperimenti di Pavlov.
Il secondo tipo di apprendimento associativo viene detto condizionamento operante o strumentale e stabilisce delle correlazioni tra stimoli e risposte nel caso in cui le risposte modifichino in qualche modo l’ambiente dell’animale.
Ciò significa che ad un’azione compiuta spontaneamente segue un evento positivo che condiziona la risposta cioè, in altre parole, il premio o meglio “rinforzo “ricevuto immediatamente dopo l’azione compiuta aumenta la probabilità che venga ripetuta in circostanze analoghe.
Si potrebbe dedurre che sia possibile modellare tutti i comportamenti, in realtà le caratteristiche comportamentali specie-specifiche giocano un ruolo importante nel determinare il tipo di comportamento che verrà poi modellato, come pure nell’orientare l’attenzione dell’animale verso il compito da svolgere, e nel determinare il valore della ricompensa che dà all’animale la motivazione ad eseguire l’esercizio correttamente. Questo assicura che in condizioni naturali possano venire acquisite soprattutto le abilità più funzionali dal punto di vista ecologico.
Il tipo di incentivo è fondamentale per educare i gattini, ad esempio, una ricompensa adeguata può essere, oltre al cibo, anche il fatto di poter svolgere particolari attività come la manipolazione di oggetti quali una palla di carta spiegazzata o di poter esplorare uno spazio sconosciuto.
Il processo per “prove ed errori “richiede parecchio tempo e un animale sociale potrebbe imparare più rapidamente osservando come i conspecifici risolvono i problemi ed imitandoli. I gatti sono in grado di apprendere per imitazione soprattutto nel periodo più intenso della vita sociale, cioè da gattini, quando convivono con la madre ed i fratelli, il comportamento del gatto adulto viene in gran parte determinato dalle esperienze fatte in quest’arco di tempo. L’apprendimento per imitazione riguarda in particolare le abitudini eliminatorie, le preferenze alimentari e l’attività predatoria. La madre in questa fase rappresenta oltre ad un supervisore anche un modello.
Non tutti i fenomeni di apprendimento possono essere spiegati come appena descritto. Uno di questi è l’apprendimento rapido e tendenzialmente irreversibile che si verifica nei gattini al fine di identificare la propria specie e che rappresenta, tra i mammiferi, il corrispondente dell’imprinting osservato negli uccelli.
Quando il gatto crea problemi Non tutti i problemi comportamentali sono disfunzionali, anormali o di maladattamento poiché spesso il problema non è il comportamento dell’animale in sé, bensì il disagio che dà al proprietario. In generale i problemi comportamentali si possono dividere in comportamenti normali in contesti inappropriati, comportamenti normali che diventano anormali in seguito a stress e frustrazione e comportamenti più o meno anormali la cui presenza va collegata a situazioni anormali scatenanti.
In ambito familiare possono non essere tollerati comportamenti che dal punto di vista etologico sono normali per l’animale, ma sconvenienti per il proprietario.
I principali problemi lamentati dai proprietari sono in ordine di frequenza: lo sporcare in casa, importante distinguere se minzione e defecazione inappropriata sono normali comportamenti eliminatori o atti volontari di marcatura; l’aggressività verso altri gatti e persone;graffiare superfici inadeguate;problemi del comportamento materno;problemi correlati all’introduzione di un nuovo gatto in casa con uno o più gatti residenti;disturbi del comportamento ingestivo. A questo elenco possiamo aggiungere: difficoltà ad instaurare legami affettivi con i proprietari;iperattività con nervosismo e ansia;paure e fobie nonché disordini ossessivo-compulsivi.
Come garantire un buon adattamento all’ambiente domestico Il periodo ideale per adottare un gatto è tra le sei e le nove settimane di vita.
Giunti a casa il gattino deve avere un graduale contatto con il nuovo ambiente per poter familiarizzare poco per volta con rumori e odori a lui sconosciuti. A tale scopo si può confinare in una stanza di piccole dimensioni e tranquilla con la cassetta igienica e le ciotole del cibo e dell’acqua.
Come regola generale ciotole e cassetta vanno poste distanti le une dall’altra in luoghi facilmente accessibili e dove il gatto non venga disturbato. Il cibo non va lasciato a disposizione, anche per poter usufruire di un utile strumento di educazione. L’animale dovrebbe effettuare qualche forma di esercizio per ottenerlo.
Bisogna tenere conto delle naturali tendenze esplorative dei gatti e verificare che la casa sia sicura, che non esistano vie di fuga nè posti per nascondersi da cui il gatto non possa essere tirato fuori facilmente, fili elettrici da mordicchiare o strappare, oggetti delicati che possano essere rotti.
Il gattino non va stimolato a giocare con le mani per evitare atteggiamenti aggressivi verso il proprietario, consigliati i giochi con oggetti. L’ambiente va fornito di stimoli adeguati, anche sociali.
Non bisogna utilizzare punizioni dirette ma solo remote quali rumori secchi ed ostacoli.
Un buon gatto deve essere ben educato, deve sapere come ci si comporta in casa fin dal primo momento, se vogliamo che sia obbediente, ben socializzato, e che sia piacevole averlo in famiglia, bisogna partire con il piede giusto.
Deve sapere cosa ci si aspetta da lui e quali sono i comportamenti appropriati, alcuni atteggiamenti possono essere simpatici quando é un divertente piccolo gattino, ma non altrettanto quando sarà un gatto adulto.
Per diventare dei gatti adulti amichevoli e che danno confidenza, i gattini devono essere manipolati regolarmente ed esposti a molte situazioni in modo non traumatico durante il periodo sensibile detto della socializzazione. Gattini che non hanno adeguatamente socializzato possono avere risposte indesiderabili come la paura o un legame eccessivo verso le persone.
A quest’età hanno bisogno di giocare, attraverso il gioco sviluppano sicurezza e imparano a comunicare ed interagire;iniziano a riconoscere il linguaggio del corpo ed i segnali di comunicazione.
Il rapporto tra gatto proprietario Il gatto è ritenuto l’animale domestico più amato del XXI secolo, i “moderni ” proprietari di animali da compagnia lo apprezzano per la sua affettuosità compensata da un certo grado di indipendenza e da altre qualità innate come la proverbiale pulizia e l’adattabilità, nonché dalla scarsa aggressività e semplicità gestionale. E’infatti considerato meno impegnativo rispetto al cane poiché non deve essere condotto all’esterno più volte al giorno. Negli ultimi anni c’è stato un significativo aumento del numero di gatti, soprattutto in ambito cittadino.
Ciò è dovuto alla loro adattabilità a vivere in appartamenti e piccole case.
La stretta convivenza con l’uomo ha portato a modificazioni nel comportamento del gatto quali, ad esempio, una diminuzione dell’attività predatoria ed un aumento delle interazioni più intense che allo stato selvatico, con i suoi simili e con il proprietario. Il gatto possiede un innato desiderio di relazionarsi con altri individui, è però al contempo un perfetto cacciatore solitario ed un animale territoriale. Più sono spinte in una specie queste ultime caratteristiche più risulta difficile il processo di domesticazione. Nei gatti di casa spesso il forte istinto predatorio viene rimpiazzato da una spiccata attitudine al gioco. Alcuni gatti sono indipendenti e mostrano scarso desiderio di contatti con esseri umani o con altri gatti, approssimativamente il 12% risulta resistente a qualunque tentativo di avvicinamento da parte dell’uomo. Altri dividono la casa o l’appartamento con persone, gatti o altri animali domestici mantenendo relazioni sociali per tutta la vita.
I rapporti di tipo sociale verso l’uomo si esprimono sia attraverso la manifestazione di comportamenti normalmente rivolti verso l’ambiente, come l’arrampicarsi sulle gambe, l’acciambellarsi sulle ginocchia e lo stirarsi in braccio, sia con la persistenza di comportamenti infantili come fare le fusa, “la pasta “o succhiare indumenti. Altri comportamenti di tipo sociale nei confronti dell’uomo traggono origine dalla sfera familiare come il leccare e il porgere le prede.
Tuttavia nella maggior parte dei casi un essere umano non è puramente considerato come un conspecifico, poiché i tipi di rapporto che si stabiliscono tra esseri umani e gatti sono molto più stretti e più amichevoli di quanto possa mai verificarsi tra due gatti.

di Chiara Giachini dalla rivista online “Il progresso Veterinario”

Libro consigliato:

Paul Leyhausen – “Il comportamento dei gatti”- ADELPHI
Un vero libro sugli schemi di comportamento felino, tratto da studi di etologia. Gli argomenti spaziano dal comportamento predatorio al comportamento sociale.

written by admin2

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