Urolitiasi del cane
Poche settimane fa mi è capitato di visitare un piccolo cane che accusava da settimane problemi urinari…l’urina era maleodorante, l’atteggiamento prostrato ed assente, lo stato generale scadente. Dopo i soliti preamboli indispensabili per una corretta diagnosi, palpando l’addome, sono rimasto abbastanza perplesso:”la sua cagnolina mangia bistecche…o sassi?”
La successiva radiografia ha messo in evidenza una decina di “sassi” della grandezza di una noce nella vescica della poveretta.
L’insieme superava le dimensioni di un’arancia che, data la taglia del cane corrispondeva ad una vescica da…”mamma mia che pipì che mi scappa!”
La mia perplessità era rivolta a due aspetti del problema: possibile che un tale accumulo di “cemento armato” non avesse dato alcun tipo di problema nei mesi o forse negli anni precedenti? In seconda istanza è stato il proprietario un tipo un po’ disattento o la convivenza con una massa di calcoli così imponente è tutto sommato sopportabile? La risposta la si trova nei vari aspetti della patogenesi della formazione dei calcoli. Gli uroliti (calcoli) possono avere una diversa composizione chimica (struvite, ossalato di calcio, acido urico, cisteina, ecc.). questa diversità chimica si traduce in una diversità di forma; quando i calcoli sono tondeggianti e ben levigati i disturbi che provocano sono sopportabili e spesso passano inosservati, ma quando la conformazione e la superficie diventano irregolari o addirittura ricoperta
di piccoli e taglienti cristalli, la sintomatologia si complica e diventa evidente. Vediamo brevemente come si formano i calcoli in un organo. La vescica si comporta come una “cisterna” dove si raccoglie l’urina che verrà periodicamente eliminata. L’urina tuttavia non è solo un po’ di “acquetta giallognola”, ma è un vero e proprio microcosmo biochimico, dove avvengono spontaneamente numerose reazioni chimiche. Se a questo si aggiunge l’eventuale presenza di batteri o lieviti…il tutto si complica. Fattori predisponesti come la presenza di batteri, modificando l’acidità (Ph) possono favorire la precipitazione i cristalli o conglomerati delle sostanze presenti nell’urina. Se questi piccoli nuclei di precipitazione non vengono eliminati, intorno ad essi aderirà altro materiale fino a formare una serie di sassolini molto antipatici. Altre volte non è necessaria la presenza di batteri, è sufficiente che una o più sostanze siano presenti in quantità eccessiva
perché si depositino e formino il calcolo.
Nelle città dove l’acqua è normale notare sui rubinetti e lavandini le antipatiche concrezioni biancastre. Siamo tempestati dalle pubblicità vari “anticalcoli per sanitari”, quindi se l’industria spende tanti soldi per la ricerca, ma soprattutto per la pubblicità, significa che il fenomeno è di interesse generale. Paragonando l’apparato urinario all’impianto idraulico di una casa, dove si formeranno più facilmente le concrezioni calcaree? Sicuramente nello scaldabagno, dove l’acqua ricca di sali ristagna più a lungo. Ma l’acqua ricca di sali che ristagna nel loro scaldabagno (vescica) proviene dall’acquedotto centrale (organismo), il quale a sua volta attinge “il liquido”
da vari pozzi artesiani (alimenti). Un’alimentazione “sbagliata” non è mai la sola vera causa della formazione di uroliti, un organismo che non ha disfunzioni metaboliche difficilmente forma calcoli, per contro una dieta appropriata può prevenire od addirittura determinare la dissoluzione parziale o totale dei calcoli già presenti. In una pentola d’acqua bollente possiamo far sciogliere un certo quantitativo di sale da cucina, continuando ad aggiungerlo, ad un certo punto non si scioglierà più (saturazione) ed alcuni cristalli resteranno interi sul fondo, quando l’acqua si raffredderà i cristalli sul fondo aumenteranno notevolmente di numero e dimensione. Per farli nuovamente dissolvere abbiamo due possibilità: aumentare il volume dell’acqua, o farla bollire di nuovo. Le diete urolitiche, dal momento che non è il caso di “far bollire” il povero Fido, mirano a raggiungere una maggior diluizione dell’urina (aumento dei liquidi) e una minor presenza della o delle sostanze che formano i calcoli. Anche il Ph dell’urina controllabile sia farmacologicamente che con la dieta, è importante nella cura/prevenzione. Alcune sostanze (struvite) precipitano meglio in ambiente alcalino, altre (urati d’ammonio, cisterna, ecc.) prediligono un ambiente più acido, di conseguenza, saputa la composizione chimica del calcolo si può modificare il Ph urinario per mettersi nelle condizioni terapeutiche più favorevoli per Fido e più scomode per i calcoli.
SINTOMI
All’inizio dell’articolo abbiamo fatto accenno alla sopportabilità degli uroliti in funzione della loro forma. Ma come fa un ignaro proprietario ad accorgersi che Fido Si sta trasformando in un deposito di ghiaia? Inizialmente possono essere presenti i sintomi caratteristici della cistite, urina emessa a piccole pozze per le femmine, atteggiamento insolito e sofferente per i maschi, riduzione apparente del volume dell’urina emessa (essendo lo stimolo doloroso l’animale tende a trattenere l’urina), richieste di uscire ripetute (l’urina si forma regolarmente, quindi la vescica non svuotata nel giro precedente ha le sue necessità). Il poveretto o la poveretta saranno comunque irrequieti e in continua agitazione nell’inutile ricerca di quel posto dove… non sentono bruciore. La presenza di sangue è frequente, nei casi più gravi qualche calcolo, stufo di soggiornare nella vescica decide di tentare la fortuna nel mondo esterno. Qui iniziano i guai, ma non per il calcolo. Se le dimensioni lo permettono, arrancando, percorrerà l’uretra e si troverà, lui piccolo, inutile sasso, in un mondo
che non lo prenderà neanche in considerazione. Fido nel suo passaggio, in compenso, ha patito le pene dell’ inferno. Se invece il parto non avviene i guai possono essere davvero seri. Se il tappo, calcolo, non viene rimosso chirurgicamente con estrema sollecitudine, la vita del paziente è in serio pericolo. La stasi urinaria che si verifica a livello della vescica si ripercuote in ultima analisi sul rene, che non riesce più a scaricare l’urina prodotta (idronefrosi). Questo fenomeno, tempo dipendente, può arrecare danni irreversibili al rene.
TERAPIA
In caso di accertata urolitiasi la terapia chirurgica, che consiste nell’asportazione dei calcoli dalla vescica, è nella maggior parte dei casi la soluzione da preferire; ricordando sempre che gli obbiettivi fondamentali del trattamento medico (dieta associata o meno ai trattamenti farmacologici) sono quelli di prevenire la formazione di uroliti e solo in alcuni casi promuovere la dissoluzione di quelli già presenti. Fonti immagini: Universita’ della Pennsyilvania, Università di Barcellona.
Prof. Franco MANTELLI | Istituto di Clinica Medica Università di Milano e DomusVet.it


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